I prigionieri di Daverio protagonisti del secondo libro di Alberto Tognola
Verrà presentato alla Palazzina della Cultura “Fratelli. La prima guerra mondiale e i Daveriesi”, il secondo volume firmato dall'ex sindaco. L'appuntamento è per venerdì 16 giugno alle 21, presenta il giornalista Cesare Chiericati
Verrà presentato alla Palazzina della Cultura “Fratelli. La prima guerra mondiale e i Daveriesi”, il secondo volume firmato da Alberto Tognola, dedicato a Daverio nella prima guerra mondiale, che completa i temi trattati o appena accennati nel primo, Foglie d’autunno. L’appuntamento è per venerdì 16 giugno alle 21, presenta il giornalista Cesare Chiericati.
Nel primo si è parlato soprattutto dei caduti, delle perdite umane, delle tragedie causate ai familiari da quei lutti, delle difficoltà che si sono protratte negli anni a seguire, degli orfani, dei mutilati, degli invalidi.
Questo secondo volume, che come il primo mutua il titolo da una poesia di Ungaretti, è incentrato sui prigionieri (47 accertati). La prigionia, per scelta del Comando Supremo fu considerata una sorta di punizione per essersi arresi, motivo per cui fu negata l’assistenza dello Stato, reso difficoltoso l’intervento dei familiari e dei Comitati di assistenza civile ai quali fu affidato, assieme alla Croce Rossa, il non facile compito di tenere i contatti tra prigionieri e famiglie.
“Nel delicato frangente della crisi dell’impero austroungarico e della Germania, che rese difficile sfamare i loro stessi soldati e fece molte vittime per fame e malattie tra gli Italiani, furono le famiglie le uniche titolate ad inviare denari e derrate alimentari – spiega Tognola- .
L’atteggiamento di diffidenza nei confronti dei prigionieri continuò anche dopo l’armistizio. Il Comando Supremo avrebbe voluto deportarli temporaneamente in Libia per tenerli lontani dall’Italia finché si fossero tenute le inchieste per stabilire l’eventuale contaminazione da idee rivoluzionarie (soprattutto per quelli provenienti dalla Russia)”.
“L’implosione degli austroungarici produsse un rientro spontaneo di centinaia di migliaia di prigionieri; a quel punto, i progetti di considerarli alla stregua di potenziali nemici della Patria furono per forza di cose abbandonati. Si dovrebbe fare un censimento nazionale di quanti furono, negli anni a ridosso del primo dopoguerra, gli ex prigionieri cui fu fatale l’esito delle malattie contratte: il conteggio dei decessi per motivi legati alle sofferenze di prigionia aumenterebbe il totale dei caduti” – continua l’autore .
“Il volume affronta anche l’attività del Consiglio comunale nel periodo di guerra e fino al 1923, anno di inaugurazione del monumento ai caduti. Questo capitolo è esaustivo grazie alla quantità di documenti disponibili che hanno permesso una ricostruzione fedele dell’attività amministrativa.
Si tratta poi delle ricadute sull’agricoltura. Una disamina dettagliata del ruolo del Comitato di Assistenza civile ci rende edotti degli aiuti che la comunità daveriese fu in grado di offrire ai propri figli arruolati. Uno sguardo viene gettato all’emigrazione dei lavoratori prima dell’entrata in guerra. Notizie vi sono anche sull’epidemia di influenza “spagnola”, che colpì soprattutto bambini e giovani donne, ma anche qualche militare, perlomeno questo si può desumere dalle cause di morte nei certificati medici, con sintomi molto simili a quelli recentemente da noi sperimentati nel periodo di SARS Corona virus 19”.
Il volume ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Varese, dei Comuni di Azzate, Bodio Lomnago, Crosio Della Valle, Daverio, Galliate Lombardo e il contributo di Goglio SpA
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