Gallarate nell’Ottocento, da borgo commerciale a città industriale

Nel quadro delle iniziative intorno al restauro della Basilica, la Studi Patri propone una serata di approfondimento. Partendo da due immagini

gallarate generico

Due immagini, separate da mezzo secolo. In una, di metà Ottocento, Gallarate è un borgo ancora racchiuso nella “cerchia” delle mura. Nell’altra, d’inizio Novecento, è una città industriale, dove già svettano alcune ciminiere e il simbolo di una comunità in crescita: la Basilica di Santa Maria Assunta.

È da queste due immagini che parte l’approfondimento sulla Gallarate ottocentesca proposto dalla Società Gallaratese per gli Studi Patri, giovedì 26 aprile.

Una serata aperta a tutti che parte – spiega il presidente della Studi Patri Matteo Scaltritti – «dall’invito a prendere parte al processo di valorizzazione della Basilica legato al restauro in corso, che ha richiamato tutte le realtà culturali della città».

Quattro le relazioni che verranno proposte e che appunto contribuiscono a inquadrare la costruzione dell’edificio religioso nel contesto di una città che stava crescendo, stava cambiando volto e ridefinendo il suo ruolo.

Massimo Palazzi proporrà «un panorama sociale della Gallarate ottocentesca, tra contesto economico e famiglie emergenti della borghesia».

Scaltritti analizzerà invece un disegno della Gallarate di metà Ottocento, «che ci risulta essere inedito, che sarà presentato qui per la prima volta e che sarà poi oggetto di un articolo nella prossima Rassegna Gallaratese di Storia e d’Arte». Un disegno in cui si può riconoscere la facciata della vecchia collegiata che sorgeva al posto della Basilica e che fu abbattuta nel 1854, ma anche gli altri campanili cittadini e un paesaggio ancora esclusivamente agricolo, con il borgo racchiuso ancora nella cerchia un tempo delle mura.

Una terza relazione sarà affidata a Lorenzo Guenzani, studioso della Collana Galerate, che racconterà “l’inadeguatezza della vecchia prepositurale“, che fu appunto demolita e sostituita dalla Basilica (fu salvato il solo campanile, che è quello attuale, restaurato negli anni Ottanta del Novecento, prevosto monsignor Ambrogio Piantanida).

Infine l’intervento conclusivo affidato all’architetto Piermichele Miano, «che ha fatto una analisi critica della facciata della Basilica, proponendo una interpretazione dello schema compositivo secondo teorie di Leon Battista Alberti».

L’appuntamento è giovedì 26 aprile, alle 21, al Centro della Gioventù di via don Minzoni.

 

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 20 Aprile 2018
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