Ma tutti pensavano al solito ladro
"Hanno rubato tante volte, da queste parti". Nel mezzo di un quartiere moderno e rassicurante nessuno vuole ammettere a se stesso che il male non venga per forza da fuori
«Hanno rubato nella casa lì dietro poche settimane fa, hanno rubato in altre due case nei mesi scorsi». I vicini di casa, ai due capi della strada chiusa dal nastro bianco-rosso dei carabinieri, non vogliono credere ad altro che a questo: una rapina in casa, un furto finito male. Pochi, raccolti in gruppetti, cercano di associare un volto al nome sentito pronunciare sottovoce dai cronisti, che cercano qualche informazione. Lo ripetono più volte, senza sfiorare mai l’ipotesi che il male di quell’uccisione efferata sia da ricercare più vicino. «Un furto, ne abbiamo subiti tanti, ormai vengono anche di giorno». Senza cattiveria, i più: parlano dei ladri, ma senza insulti o maledizioni, solo qualcuno si lascia andare ad un insulto contro «gli extracomunitari». Reazione drammaticamente umana, per tener lontano il pensiero da altro.
Pochi conoscono davvero la famiglia. Qualcuno d’improvviso, mentre parla, riconosce nella mente il viso della ragazza dell’oratorio
o si ricorda di quando usciva con la bambina nel giardinetto nel mezzo del quartiere. A ben vedere i luoghi raccontano qualcosa, dei fatti che vi accadono. Via dei Faggi non è un mare di villette anni Sessanta, chiuse in una quotidianità un po’ egoista e sospettosa, come capita in tanti paesoni cresciuti troppo in fretta: le villette moderne, simili le une alle altre, affacciano sulla strada che fa quasi un anello, abbracciano il giardinetto con i giochi per i bambini, il posto dove le mamme e le nonne s’incrociano al pomeriggio, in primavera e in estate. Un luogo dove molti si conoscono appena superficialmente, ma che è fatto per essere rassicurante. Basta questo per pensare che il male venga da fuori, dai malviventi. Per non ammettere a se stessi neppure l’ipotesi che ci sia dell’altro, dietro, una persona conosciuta dalla vittima. E all’ingresso della via un cartello avverte: "Strada privata. Vietato l’ingresso".
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