Il calciatore-rifugiato esce dall’ospedale
Abdoul Diaby è l'ivoriano promessa del calcio che è arrivato a Gallarate come profugo dalla Libia: è stato operato alla gamba e sogna di tornare a giocare presto
È diventato quasi famoso questa estate, quando anche la Gazzetta dello Sport si occupò della sua storia: Abdoul Diaby è il giovane calciatore ivoriano scappato dalla guerra civile in Libia ed arrivato a Gallarate. Abdoul è stato operato in questi giorni all’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate, per ricomporre una frattura che era stata curata male negli ospedali libici: nella mattina di mercoledì 3 gennaio è uscito dall’ospedale ed è tornato nella sua "casa" di Villa Calderara a Cedrate.
Abdoul porta un apparato meccanico (un "fissatore") utilizzato per il "metodo Ilizarov", metodo russo utilizzato per allungare le ossa. In Libia infatti la frattura alla gamba era stata trattata in maniera scorretta, saldando male l’osso e provocando un accorciamento dello stesso. Diaby è stato seguito dal dottor Luca Marciandi della traumatologia di Gallarate (dove si trattano una quindicina di pazienti ogni anno con il metodo Ilizarov): «Si raddrizza l’arto mettendolo in posizione più corretta- spiega – e contemporaneamente si allunga per recuperare la differenza di un centimetro e mezzo che lui ha. Con questo metodica si stimola la rigenerazione ossea. Lo terremo d’occhio nei prossimi mesi, quando l’osso non darà più problemi rimuoveremo l’apparato».
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Il giovane calciatore ivoriano (ha diciotto anni) oggi sorride e non vede l’ora di poter tornare a giocare. Certo dovrà avere un po’ di pazienza, ma i tempi del recupero non sono lunghissimi. Quanto? «Un anno mi sembra tanto» spiega il dottor Marciandi. «Per una vita quotidiana anche impegnata direi sei mesi, per tornare a giocare a calcio un po’ di più». Diaby è molto giovane, sogna anche una carriera in Italia e ha già qualche contatto per ritornare nel mondo del calcio.
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