“Rivedere l’Imu in agricoltura o 200mila aziende a rischio”
Questo il grido d’allarme lanciato oggi a Roma durante una manifestazione in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati
Riceviamo e pubblichiamo
Quintuplicare la tassazione in agricoltura significa mettere fuori mercato più di 200 mila imprese. Per tale motivo chiediamo di rivedere l’impatto dell’Imu, dal momento che l’imposizione fiscale anche sui fabbricati rurali, strumentali all’attività di coltivazione o di allevamento, è una profonda iniquità, che non trova giustificazione alcuna. Per questo diciamo un fermo “no” all’Imu così com’è posta. Un’imposta assurda e penalizzante che determinerà un vero e proprio “salasso” da 1,5 miliardi di euro, rispetto agli attuali 300 milioni circa di gettito, ai quali potrebbero aggiungersi altri 2-3 miliardi di euro per l’accatastamento. Sarà un impatto devastante che metterà in crisi tutto il settore, che già vive un momento di estrema difficoltà, con costi produttivi (in particolare il “caro-gasolio”), contributivi e burocratici giunti ormai a livelli insostenibili. Questo il grido d’allarme lanciato oggi a Roma, durante una manifestazione in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati, dai presidenti di Cia-Confagricoltori Giuseppe Politi, di Confagricoltura Mario Guidi e di Copagri Franco Verrascina.
L’agricoltura è una risorsa vitale per il nostro Paese e non si può -hanno rimarcato i tre presidenti- frenarne la competitività e affossarla con insostenibili tasse. Questo non significa che il mondo agricolo voglia, vista la fase critica che attraversa il Paese, sottrarsi alle proprie responsabilità. Non è stato valutato l’effetto devastante che l’Imu potrà avere sulle imprese agricole. Siamo pronti ai sacrifici, ma non possiamo accettare misure distruttive dell’imprenditoria agricola. Il governo Monti ha fondato il suo programma sull’equità, ma questo provvedimento non è per nulla equo.
Non possiamo assistere passivamente alla fine delle imprese agricole italiane che oggi scontano redditi inferiori a quelli del 2005; al contrario, ci batteremo con determinazione per difenderle e garantire loro un futuro di reali certezze.
Se l’obiettivo del governo è quello di rilanciare l’economia, non si può dimenticare che l’agricoltura ha un ruolo centrale per la crescita del Paese. Ecco perché chiediamo -hanno rimarcato i presidenti di Cia, Confagricoltura e Copagri- una maggiore attenzione da parte del governo, delle istituzioni, delle forze politiche.
Le tre Confederazioni agricole sollecitano che sull’Imu ci sia un adeguato ripensamento. Occorre che la situazione sia analizzata in maniera oculata e vanno verificati quali impatti avrà l’applicazione dell’imposta.
Al Governo in queste ultime settimane abbiamo sollecitato che oggi all’agricoltura, soprattutto in vista della riforma della Pac post 2013 e delle difficili sfide che porrà, serve una politica incisiva che affronti i problemi strutturali, recuperi competività al settore, valorizzando le sue forti risorse intrinseche. Una strategia di ampio respiro che apra nuove prospettive al settore primario che va considerato come un grande protagonista della ripresa e del rilancio del nostro Paese.
Allo stesso modo chiediamo che il Governo intervenga anche sul problema del “caro gasolio”, che sta avendo effetti traumatici per le imprese. In pochi mesi, il prezzo del carburante agricolo è cresciuto del 25%, aggravando i costi, già pesanti, che l’agricoltore è costretto a sostenere.
Analogo discorso per i sacrifici richiesti al settore agricolo anche in termini di lavoro e previdenza che tuttora sono insostenibili. Su questo versante ribadiamo l’esigenza di mitigare l’aumento degli oneri contributivi dei lavoratori autonomi agricoli previsto dal governo Monti. E proprio gli autonomi dell’agricoltura sono tra le figure più penalizzate, dal momento che sono stati esclusi dai provvedimenti per la crescita previsti per altri settori.
Una situazione, dunque, estremamente complessa quella della nostra agricoltura che fa, peraltro, i conti con i gravissimi danni subiti, prima per il blocco dei Tir e poi per la disastrosa ondata di maltempo: oltre 500 milioni di euro. Per le aziende colpite è opportuno che vengano bloccati i pagamenti fiscali e contributivi e i mutui e attivati pronti interventi secondo le procedure di legge.
Tartassare ancora il settore significa decretarne la fine e questo non è assolutamente accettabile. Siamo scesi in piazza perché rivendichiamo il ruolo, l’importanza, ma anche la specificità del settore agricolo.
Siamo disposti a credere in questo Paese -hanno concluso i tre presidenti- nella misura in cui questo Paese è disposto a credere nell’agricoltura.
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