La cassa in deroga sta finendo. Oltre 200 piccole imprese a fine corsa
A settembre i licenziamenti sono arrivati a quota 3.934. Cgil, Cisl e Uil prevedono che arrivino a 5 mila a fine anno. Circa 2.800 appartengono alle aziende che hanno meno di quindici dipendenti
Da una parte la crisi che continua. Dall’altra la cassa integrazione in deroga che sta finendo. L’ammortizzatore sociale concesso alle piccole imprese con meno di quindici dipendenti a dicembre giungerà al capolinea per lasciare il posto alla riforma Fornero. In mezzo c’è il sindacato preoccupato perché il governo non ha ancora deciso per il rifinanziamento dell’ammortizzatore. Al quinto piano della Camera del Lavoro di Varese ormai ci hanno fatto l’abitudine. Sulla scrivania di Gianmarco Martignoni, la pigna già corposa delle richieste per accedere alla cassa in deroga aumenta giorno dopo giorno. «E’ un flusso continuo» dice il sindacalista allargando le braccia. (foto sotto)
Nei primi nove mesi dell’anno in provincia di Varese sono stati sottoscritti e autorizzati dalla Regione Lombardia più di 1.300 accordi. A rischio è un piccolo esercito formato da oltre 200 imprese, per lo più artigiane, come sottolineano dati alla mano Cgil, Cisl e Uil. Le aziende considerate «a fine corsa» sono quelle che hanno fatto un primo accordo di 6 mesi a zero ore dal primo gennaio al 30 giugno ed eventualmente un secondo accordo dal 1 luglio a 31 dicembre, con una riduzione del personale coinvolto nella cig del 15% della seconda richiesta. «La situazione in provincia di Varese è critica – spiegano i sindacati -. A settembre i licenziamenti sono arrivati a quota 3.934 e prevediamo che arrivino a 5 mila a fine anno. Di questi 2.814 appartengono alle imprese che rientrano nella legge 236 che regolamenta i licenziamenti nelle realtà che hanno meno di quindici dipendenti».
Quattro licenziati su cinque, dunque, appartengono a micro e p
iccole imprese. Aumenta anche la permanenza dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, attualmente sono 8.500, una situazione su cui pesa la presenza di Malpensa per un buon 25 per cento. «C’è un effetto a cascata – sottolineano i sindacati -. Un tempo chi era in mobilità veniva riassorbito da altri settori, soprattutto il terziario, oggi invece soffrono i comparti classici, da quello meccanico a quello tessile, da quello chimico all’edilizia, ma anche quello dei servizi. Considerato i tempi che ci aspettano, ci aspettiamo segnali immediati dal governi per il rifinanziamento della cig in deroga».
(foto, da sinistra, Cataldo Rinaldo e Roberto Pagano della Cisl, Antonio Ciraci e Gianmarco Martignoni della Cgil)
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