Bologna e il basket: storia e declino, speranze e malinconia

Una passeggiata virtuale con Gianni Corsolini nella storia di una città grande rivale di Varese sul parquet, tra tanti sentimenti contrastanti

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(d. f.) C’era una volta una città, Bologna, votata al basket come poche altre. Oggi il panorama è radicalmente cambiato: la Virtus è retrocessa in A2 dopo alcune stagioni difficili, la Fortitudo cerca la risalita nella massima serie, portando al palazzetto migliaia di tifosi, ma manca dalla A1 dal 2009. Ma come si è sviluppato il movimento cestistico in una della piazze che è stata una grande rivale della Pallacanestro Varese con le sue squadre? Ce lo racconta Gianni Corsolini, bolognese d’origine con lunga militanza nel mondo dei canestri, da tanti anni trasferitosi in Lombardia.

Nella foto in alto : un derby Virtus-Gira (dal sito Virtusboy)

Il Paladozza è il palazzo dello sport più moderno come struttura in senso ovale; al Paladozza quelli dell’ultimo gradino in alto vedono la partita come e forse meglio di quelli che stanno di sotto ed è stato inaugurato con il trofeo Mairano, che prevedeva la presenza di sei nazionali compresa la nostra.
Ho finito il liceo nel ’50, mi sono iscritto all’Università e con gli amici che condividevano la mia passione ci divertivamo ad andare a controllare i lavori di costruzione del palazzo dello sport. Prima, la demolizione dell’ospedale Maggiore in centro, distante un quarto d’ora a piedi da Piazza Maggiore, e poi finalmente l’edificazione dell’impianto sportivo che per noi era un sogno.
La mia città, considerata “la rossa”, stranamente ha sempre amato la cultura americana in tutte le espressioni, letteratura, musica, sport. Il palasport è stato intitolato a Giuseppe Dozza, il sindaco della Resistenza ed allora, nonostante la simpatia verso la cultura americana, c’era ancora una militanza comunista tradizionale. Tanto è vero che una succursale della biglietteria è stata organizzata in via Barberia, nella sede del Partito Comunista.

Ricordare questi particolari mette un po’ di malinconia perché Bologna è diventata nel tempo Basket City; abbiamo avuto addirittura cinque squadre in serie A, con i derby che all’inizio erano rappresentanti dal classico Virtus-Gira, seguiti poi da Fortitudo-Moto Morini, e dalle partite con la Fernet Tonic.
La città delle 2 torri, petroniana anzi felsinea, con un passato etrusco, è sempre stata una città universitaria con diverse migliaia di ragazzi che venivano da diverse parti d’Italia. C’è stata un’immediata integrazione, nel mondo dello sport ed in particolare nel basket perché le frange marchigiane, in primis Pesaro, e quella del Nord Est portavano avanti la stessa passione. Anche il baseball era molto seguito, tanto è vero che il Baseball club Bologna ha vinto il primo scudetto italiano ed era crescente anche la simpatia per il pugilato di cui furono organizzate diverse serate con il campione di allora Cavicchi.

Oggi la malinconia è addirittura esagerata perché la Virtus, la più storica delle società locali, è retrocessa e quindi non si è iscritta al nuovo campionato di serie A ed allora affiorano i ricordi dei successi di Ettore Messina, dell’epoca della sponsorizzazione Knorr e poi quella con la Kinder che hanno consentito, sotto la presidenza Cazzola, di organizzare un vivaio più che serio, diretto da Giordano Consolini che era assistente di Messina.
Si era arrivati a dover utilizzare il palazzone di Casalecchio di Reno perché l’affezione alla squadra aveva portato addirittura 9000 spettatori a partita. Al Paladozza è rimasta la seconda squadra di oggi, la Fortitudo, che è l’esempio del legame fra i tifosi giovani (in particolare con la Fossa) con la società bolognese. La stessa Fortitudo aveva vinto lo scudetto, all’epoca del patron Seragnoli con coach Recalcati.

Il successo del Paladozza come impianto, come struttura, ha portato a diverse imitazioni positive come ad esempio il palasport Carnera di Udine ed il palasport di Montecatini. Si parlava di derby ed allora lo sviluppo del basket è stato propiziato anche da questi incontri cittadini. A Milano il proprietario del Simmenthal aveva interessato Milanaccio, titolare della “all’Onestà” per creare una seconda squadra sotto la Madonnina e questi duelli si sono diffusi anche altrove perché a Livorno è nato il duello fra La Portuale e la Libertas, a Roma il confronto fra la Stella Azzurra e la Lazio, in Toscana per anni è stata vivissima la sfida fra Montecatini e Pistoia. E anche Varese ha avuto le sue stracittadine in Serie A in ben tre diverse annate.

Non so come sarà il cammino della Fortitudo anche se mi auguro che possa riuscire a tornare nella massima serie. Perché Bologna non ha solo cominciato con l’impianto nuovo ma addirittura molto prima in assenza, non solo di palasport ma anche di palestre disponibili per l’allenamento. Negli anni ’50 si trovò ad usufruire di una vecchia chiesa sconsacrata (S. Niccolò in via S. Felice) dove sono venute ad allenarsi la nazionale maschile, quella femminile e molto spesso le squadre locali, anche giovanili, che non avevano la possibilità di altro campo. Bisogna tener conto che alla S. Niccolò non c’erano le misure regolamentari, non quelle di adesso (28 x 15) ma neanche il vecchio 26 x 14. Il parquet era sostituito da un pavimento in cemento addirittura con avvallamenti e qualche buco.

Per chiudere, il momento del basket della crescita ha contribuito ad una valorizzazione nei media sportivi perché allora Stadio-Corriere dello Sport aveva un direttore Luigi Chierici ed un responsabile della redazione basket Roberto T. Fabbri che riuscirono più volte a mettere la pallacanestro in prima pagina.

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Pubblicato il 23 giugno 2016
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