Davide Van De Sfroos: “San Siro sarà un grande raduno”

Il 9 giugno 2017 il cantautore approda in uno dei luoghi sacri della musica: "Una festa per tutti, un volo sulla luna". Aperte le prevendite

Musica Generica

Ama stare in movimento, sperimentare, guardarsi intorno, curiosare. Cerca sempre nuovi stimoli e nuovi luoghi. Una carica di energia che l’ha portato dai piccoli ai grandi palcoscenici, dai club ai teatri, dalla tv alla scrittura e che quest’anno lo porterà a San Siro, uno dei luoghi sacri della musica.

L’appuntamento con Davide Van De Sfroos è per il 9 giugno 2017 e la macchina organizzativa è già iniziata, «sarà un grande raduno. Saremo lì, tutti insieme per festeggiare questi anni di musica».

Perchè un concerto a San Siro?
«Potremmo parlarne all’infinito ma ti rispondo con un’altra domanda, perchè no? Ci siamo testati su diversi territori mitici, il Forum, l’Idroscalo, il Festival di Sanremo, gli Arcimboldi. Per anni abbiamo parlato e scherzato anche di San Siro. Muovere l’acqua per non essere mai dentro qualcosa di stagnante è diventato fisiologico, inventare sempre qualcosa di nuovo, sperimentare universi paralleli. Ho suonato con l’Orchestra Sinfonica agli Arcimboldi e sono tornato al vero folk con gli Shiver, mi piace costruire cose sempre nuove. Penso che San Siro sarà un grande evento, una festa per tutti, un grande raduno. Io non sono Bono Vox o Madonna, per me sarà un viaggio sulla luna, un’avventura grandissima»

Ci puoi già anticipare qualcosa sullo spettacolo?
«Ci stiamo ragionando, è tutto ancora in movimento. Posso dirti che mi piacerebbe fare uno spettacolo che contenga tutti questi anni di carriera, vorrei portare sul palcoscenico i capisaldi della mia storia»

San Siro segna un punto di arrivo e di ripartenza…
«Sì, è un punto in cui ti metti a fare un riassunto di quello che è successo, dove ti guardi in faccia, con i tuoi quasi 52 anni, e pensi agli anni trascorsi. Quando ho iniziato, in tanti, pensavano che le mie canzoni non sarebbero arrivate nemmeno al paese vicino e invece sono successe tante cose. Non mi sono mai fermato, ho vissuto di canzoni ed emozioni, ho incontrato persone, ho visto luoghi, ho incontrato storie. Arrivare a San Siro sarà un momento magico, sarà un giorno speciale»

Quando fai un bilancio di questi anni hai rimpianti o rifaresti tutto uguale?
«Guardandomi indietro, a volte, mi rendo conto di non aver coccolato abbastanza alcune canzoni che oggi rivivo in modo diverso. Erano schegge del mio vivere, del mio star male, del mio star bene che contenevano una forza unica. Solo a freddo capisci quello che rappresentavano per te e per gli altri, solo dopo ti rendi conto che era un momento magico con uno slancio unico. In cambio, il passare del tempo, ti regala esperienza e un modo più posato di raccontare le cose. Ma come dice un proverbio “Zucch e melon a la sua stagion”»

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Dall’inizio della tua carriera è passato tanto tempo, hai fatto piccoli e grandi teatri, club, televisione, il Festival di Sanremo, scrivi e tanto altro. Cosa diresti adesso a quel ragazzo che sognava di fare il cantautore? 
«Continuo a dire cose a quel ragazzo. La sera, quando l’uomo di 52 anni va a dormire, incontra il ragazzo di una volta e gli deve spiegare tante cose. Gli deve spiegare perchè ne è valsa la pena correre da una parte all’altra dell’Italia, perchè ne è valsa la pensa scrivere canzoni, perchè ne è valsa la pena fare questa vita, perchè ne è valsa la pena vivere momenti di depressione, di ombre. Gli dico che deve stare calmo perchè tutto quello che abbiamo fatto è credibile, abbiamo smosso tanta terra e seminato bene. Oggi si vede il raccolto».

Qual è uno dei tuoi più bei ricordi di questi anni? 
«Potrei farti un elenco lunghissimo ma se mi chiedi un ricordo scelgo questo: diversi anni fa mi trovavo in Puglia, a Cisternino. Stavamo facendo le prove davanti ad un deserto di terra rossa, al tramonto. Il cielo si confondeva con il coloro della terra. Mentre suonavo la chitarra intravidi due sagome che danzavano, poco distanti da me, vicino ad un trullo. E’ un’immagine che mi torna spesso in mente, che ricordo come qualcosa di sospeso tra sogno e realtà: è stato il momento in cui ho capito cosa vuol dire fare musica. Come se avessi visto la concretizzazione del fare musica»

 Cosa hai chiesto quest’anno a Babbo Natale?
«Quello che chiedo sempre, la serenità e la quiete. E’ quello che permette di fare il punto e di ripartire. Mi piace stare a contatto con le persone ma c’è un momento in cui ho bisogno di ritrovarmi, è fondamentale».

DAVIDE VAN DE SFROOS – SAN SIRO
9 GIUGNO 2017
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di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 28 dicembre 2016
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