Quattro mesi dopo non c’è ancora accordo sull’urbanistica

Dopo le dimissioni di Orietta Liccati, la delega è ancora nelle mani del sindaco Cassani. Il confronto rimane soprattutto tra Lega e Forza Italia: ci sono un po' di ipotesi ma non si arriva alla quadra

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Sono passati quattro mesi (e qualche giorno) e a Gallarate il posto dell’assessore all’urbanistica rimane vacante, dopo le dimissioni presentate da Orietta Liccati il 16 maggio, nel giorno in cui è esploso in caso-Lonate che l’ha vista indagata. Ora: le deleghe stanno in capo al sindaco, quindi il posto in qualche modo è coperto. «Possiamo dire che abbiamo risparmiato uno stipendio per quattro mesi» scherzava qualche giorno fa il sindaco Andrea Cassani, a chi gli chiedeva a che punto fosse la cosa. Ma è chiaro che l’assetto della maggioranza rimane monco e che il nodo va risolto.

L’empasse è sempre sullo stesso punto: Forza Italia propone come delegato all’urbanistica Alessandro Petrone, un nome che non convince il primo cittadino. O meglio: una soluzione che non piace, mentre il nome di Petrone sarebbe potrebbe essere accettato se l’azzurro – capogruppo già in era Mucci, con l’allora PdL – andasse a coprire un’altra delega. L’ultima ipotesi su cui si è ragionato era una modifica delle deleghe che vedeva il passaggio del vicesindaco Moreno Carù all’urbanistica, mentre la delega al bilancio sarebbe andata a Petrone. Era un’idea che inizialmente sembrava piacere un po’ a entrambe le forze politiche, ma che alla fine è saltata.

Un’altra ipotesi sarebbe un riordino ancora più ampio delle deleghe, con la Lega che si tiene l’urbanistica e cede un assessorato a Forza Italia. In teoria, sull’urbanistica la partita più consistente è quella del ritocco del Pgt targato Guenzani-Pignataro, su cui – in teoria – c’è un accordo di massima tra Lega e FI con precisi impegni su cosa toccare e cosa no. Per questo la proposta potrebbe avere una qualche base. Forza Italia considera necessario mantenere gli equilibri con tre assessorati – urbanistica, bilancio e cultura, nell’assetto attuale. E a questo punto sarebbe necessario rivedere il ruolo degli assessori leghisti, vale a dire Claudia Mazzetti, Sandro Rech e Paolo Bonicalzi (e tenendo presente che gli ultimi due hanno assunto la delega da un periodo relativamente limitato, dalla primavera scorsa).

Terza ipotesi, con probabilità tendente a zero: il ritorno di Libertà per Gallarate, che ha lasciato la giunta in primavera, con l’addio di Franco Liccati a inizio aprile 2017. Finora sindaco e Lega hanno mostrato il volto più duro verso i “ferrazziani”, accusati di aver abbandonato la maggioranza sulla base di un’agenda politica non legata alla città. Però nel risiko delle deleghe potrebbe tornare utile ricomporre lo scorntro: il sindaco Andrea Cassani aveva già fatto capire di considerare possibile un ritorno di un ferrazziano nelle file della giunta, nella casella che nel 2016 fu occupata da Franco Liccati. A una condizione, molto vincolante: che il nome sia quello di Luca Carabelli o di Luigi Fichera, vale a dire uno dei due consiglieri comunali ferrazziani. Essendo eletto nelle file della Lega, l’assessore ferrazziano – una volta nominato – lascerebbe il posto sui banchi del consiglio comunale a un leghista. Dando così più margine di manovra e maggior controllo al carroccio, nel ragionamento del sindaco. Opposta la valutazione dei ferrazziani, che rischierebbero di dimezzare il loro peso politico. Non siamo proprio alla fantascienza, come ipotesi, ma poco ci manca.

Resta il fatto che il confronto, per ora, è soprattutto un confronto a due, tra Forza Italia e Lega Nord, con l’ultimo round settimana scorsa, con nuovo giro di verifiche tra gli iscritti. Ma finché non c’è una proposta credibile che metta d’accordo, non si parla neppure di convocare un tavolo di maggioranza. Gli azionisti minori, tutto sommato, stanno a guardare, salvo abboccamenti estemporanei: Fratelli d’Italia considera inattaccabile il proprio assessorato con Francesca Caruso; i ferrazziani non sono neppure così tanto della partita dati i presupposti; Donato Lozito mantiene la sua posizione istituzionale (anche se deve fare i conti ancora con una certa ostilità di Forza Italia per il voto sul recupero dei seminterrati). Prossima data, il consiglio comunale previsto per fine settembre: potrebbe essere la scadenza per arrivare a un accordo. In ogni caso, tutto nelle mani dei due principali azionisti della maggioranza. E forse una parte del problema sta qui: con solo due giocatori al tavolo, nessuno dei due vuole fare la parte di quello che cede.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 18 settembre 2017
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