Cocaina nelle casse di ananas da Santo Domingo, sette arresti

La Polizia di Stato ha eseguito le ordinanze di custodia cautelare su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia. Il capo era un calabrese latitante e la base era a Busto

È stata eseguita nelle prime ore dell’alba di oggi, mercoledì,  un’operazione della Polizia di Stato con la cattura di sette persone si richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Milano nei confronti di un’associazione criminale finalizzata al traffico transnazionale e alla distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina.

L’organizzazione, al cui vertice vi era Mario Palamara, calabrese di Melito Porto Salvo, già ricercato dalla Dda di Venezia per un’inchiesta del 2015 e ancora primula rossa, aveva una base logistica a Busto Arsizio e contava anche su complici addetti allo scarico merci nell’aeroporto di Malpensa per far arrivare in Italia, direttamente dal Sudamerica, le partite di droga. Suo braccio destro un calabrese residente a Milano, il 53enne Salvatore Antonino Costantino.

franco novati dirigente commissariato busto arsizio

Il collegamento con il territorio era assicurato da Francesco Ceravolo, 64 anni di Montebello Ionico ma residente a Busto, già condannato nel 2012 per aver tentato di importare una partita di 100 kg di cocaina con l’aiuto di un finanziere compiacente, sempre via Malpensa. In aeroporto, e più precisamente nell’area Cargo, c’erano Raffaele Cirilli e Angelo Grillo, entrambi residenti a Lonate Pozzolo e incaricati dall’organizzazione di assicurare lo scarico e la fuoriuscita dall’aeroporto della cocaina che arrivava direttamente da Santo Domingo con carichi settimanali tra i 5 e i 10 kg.

La cocaina arrivava all’interno di grossi carichi di ananas (da qui il nome dell’operazione “pineapple”) che erano destinate ai mercati ortofrutticoli del nord Italia. Una parte di questi casse, però, erano piene di cocaina pura che venivano stoccate e poi fatte uscire di notte grazie ai due dipendenti compiacenti delle cooperative che lavorano a Cargo City, profondi conoscitori dei dispositivi di sicurezza da eludere.

In un caso, infatti, un grossista di Padova si è ritrovato due kg di cocaina che gli sono stati recapitati per errore insieme al carico di ananas. I due panetti, regolarmente consegnati dall’imprenditore alle forze dell’ordine, erano stati dimenticati da chi era addetto allo scarico e allo stoccaggio della merce. La vicenda creò non poche tensioni nel gruppo con il boss Palamara che temeva furti di stupefacente da parte dei suoi uomini.

Oltre alla Lombardia il traffico interessava anche la Sardegna, dove il gruppo e in particolare il samaratese Marco Airoldi (anche lui arrestato) avevano un proprio referente, Lussorio Manca, imprenditore attivo nel ramo del calcestruzzo in provincia di Nuoro. Airoldi e Manca avevano messo in piedi un traffico di sostanze attraverso alcuni affari apparentemente leciti quali la compravendita di macchinari per l’edilizia sui quali veniva nascosta la cocaina, pagata tramite la fatturazione del materiale che veniva venduto in maniera fittizia.

Tra di loro, per comunicare, il gruppo utilizzava esclusivamente telefonini Blackberry, più difficili da intercettare grazie al fatto che il servizio di messaggistica si basa su server canadesi e grazie alla possibilità di cancellare i messaggi da remoto.

L’operazione di questa mattina è il frutto di un lavoro lungo due anni e basato su intercettazioni, pedinamenti e una attenta riscostruzione dell’organigramma. L’inchiesta, infatti, era partita come una semplice indagine su traffico e spaccio di sostanze ma, man mano che si scoprivano i componenti del gruppo, è passata alla Procura distrettuale antimafia che l’ha portata a compimento.

Due i sequestri ingenti di sostanza stupefacente. Uno ha portato all’arresto di un 32enne, nel 2016, pizzicato con mezzo kg di cocaina mentre l’altro risale a settembre 2016 a Saronno quando finirono in manette il nipote di Mario Palamara, Bruno, e Rocco Grillo di Magnago, sorpresi in un parcheggio mentre si scambiavano 2 kg di cocaina.  In totale gli inquirenti hanno ricostruito operazioni di importazione per almeno 45 kg di cocaina.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 novembre 2018
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