La Corale San Cristoforo porta alla Basilica di Gallarate l’opera contemporanea, con il Requiem for the living

Un'occasione speciale con la formazione diretta da Fabio Zambon: è la prima esecuzione in provincia dell'opera di Dan Forrest

Generico 2018

La Corale San Cristoforo in concerto alla Basilica di Santa Maria Assunta di Gallarate sabato 6 aprile. Accompagnata da otto giovanissimi strumentisti e con la direzione del maestro Fabio Zambon, eseguirà il “Requiem for the Living” di Dan Forrest.

Un’opera contemporanea, scritta nel 2013, con un carattere quasi hollywoodiano: cinque movimenti in un requiem che non solo chiede pace per i defunti, ma anche per i vivi rimasti su questa Terra. Gli ascoltatori si ritroveranno immersi in un percorso che dal dolore e dalla sofferenza li porterà alla serenità e alla pace dell’ultimo movimento.

L’esecuzione della Corale San Cristoforo è la prima assoluta in provincia di Varese, se non per l’intera Lombardia. «Spero di ricevere un riscontro positivo dato che è un progetto organizzato interamente da giovani e di alto spessore culturale» spiega Fabio Zambon. La Corale – che nel nome mostra il suo legame con la città di Gallarate, di cui Cristoforo è santo patrono – ha un rapporto speciale con la Basilica, essendosi già esibita nello Stabat Mater in occasione della cerimonia di dedicazione del nuovo altare dell’edificio religioso più importante di Gallarate.

L’opera

Se il primo movimento (Introito e Kyrie) si sviluppa su crescenti elaborazioni di un tema formato da tre sole note, nel secondo l’ascoltatore viene posto di fronte al dolore, alla paura e alle domande che normalmente si affrontano in momenti di sconforto, di lutto. Infatti, invece del tradizionale Dies Irae, richiamato con mere allusioni musicali, compare Vanitas Vanitatum, caratterizzato da giustapposizioni di ritmi aggressivi e lunghe e fluttuanti linee melodiche, che a loro volta contengono citazioni del primo movimento. Il testo del secondo, che si basa sul versetto biblico “Vanità della vanità, tutto è vanità”, contiene inoltre il Pie Jesu, che contrappunta il versetto poc’anzi citato, e il Lacrimosa, nella sezione centrale. Il compositore, per il terzo movimento, ha deciso di invertire l’ordine liturgico e porre in questo punto l’Agnus Dei, inteso come invocazione diretta scaturita dal dolore e dalle tribolazioni prima descritte: un vero e proprio spiraglio di luce, un’ancora di salvezza nell’oceano in tempesta. Dopo la redenzione dal dolore ecco il Sanctus, che offre tre diversi scorci dei cieli e della terra pieni della gloria di Dio, ognuno dei quali sviluppa lo stesso tema musicale: il primo come apertura aerea ispirato dalle immagini dallo spazio mostrate dal Telescopio Spaziale Hubble, il secondo dalle immagini della Terra offrire dalla Stazione Spaziale Internazionale e infine il terzo porta l’ascoltatore sul nostro pianeta, dove le città pullulano della laboriosa energia dell’umanità. Chiude l’opera il Lux Aeterna che ritrae luce e pace, finalmente raggiunta sia dai defunti sia dai vivi.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 04 Aprile 2019
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