Quando Gianni Rodari difese Goldrake

Quando il cartone animato giapponese arrivò in tv persino Nilde Jotti arrivò a denunciare la "decadenza" dei programmi proposti ai bambini. Ma il grande scrittore in un articolo si schierò dalla parte di questo nuovo eroe. Cosa accadde ce lo racconta Massimo Nicora

Rodari e Goldrake

Massimo Nicora, ex sindaco di Cazzago Brabbia, è uno dei massimi esperti al mondo di robot giapponesi. Le sue opere, enciclopediche, racchiudono informazioni e curiosità raccolte in anni ed anni di ricerca su testi a volte semi sconosciuti.
Autore di “C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV italiana”, Società Editrice La Torre, 2017 e di “Tokusatsu. I telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta”  (Editrice: La Torre), oggi Nicora ci parla dello “strano rapporto” tra Goldrake e il grande scrittore per bambini Gianni Rodari.
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Quando il 4 aprile 1978 alle ore 19.00 circa la prima puntata di Atlas Ufo Robot – Goldrake viene trasmessa sul secondo canale Rai nessuno avrebbe immaginato quale tsunami si apprestava a investire non solo la televisione, ma anche la società italiana dell’epoca, politica compresa.
I primi dati sono oltremodo entusiastici, soprattutto tenendo conto della peculiarità e della novità del programma che è il primo cartone animato giapponese di fantascienza robotica trasmesso sulla televisione italiana. Il gradimento è addirittura superiore a quello di Furia, il famoso «cavallo del West che beve solo caffè», mandato in onda su Rete Uno. Si parla di oltre cinque milioni di telespettatori
Un vero e proprio successo che rappresenta anche la molla scatenante di una serie di reazioni negative e fortemente critiche provenienti da svariati settori della società e, non ultimo, dalla politica.

C’è però uno scrittore che rappresenta una voce fuori dal coro. Si tratta di Gianni Rodari (1920-1980) che nel suo nel suo celebre articolo intitolato “Dalla parte di Goldrake” pubblicato sul periodico Rinascita (n. 41, 17 ottobre 1980, pp. 19-20, lo potete consultare anche presso la biblioteca di Varese), mensile di cultura e politica edito dal PCI, fondato e diretto da Palmiro Togliatti, prende invece le difese del robot giapponese. 
Rodari, che già nel 1952, quando ricopriva il ruolo di direttore del Pioniere. Settimanale di tutti i ragazzi d’Italia, aveva difeso i fumetti contro l’attacco condotto da Nilde Jotti sempre sulle pagine di Rinascita, non solo dichiara di apprezzare la figura del robot giapponese, ma dimostra una maggiore elasticità di vedute tratteggiando anche l’evoluzione della società italiana alla luce delle mutazioni occorse ai mezzi di comunicazione, con il passaggio chiave che ha portato dal primato della carta stampata a quello della televisione sul piano culturale.

La TV per lo scrittore è diventata la “nonna” comune degli italiani perché è in grado di raccontare la stessa storia nello stesso modo e con una lingua uguale per tutti, da nord a sud, da Bolzano a Canicattì. Una sorta di unificazione linguistica dello stivale che non è riuscita neppure alla scuola, che sarebbe l’istituzione deputata a questo compito di primaria importanza. La televisione, dunque, ha avuto una funzione eminentemente positiva e per questo i contenuti che attraverso di essa vengono veicolati devono essere analizzati e giudicati in maniera equilibrata e non per partito preso.
In questo modo si riuscirebbe davvero a capire cosa pensano i bambini dei loro eroi televisivi, soprattutto di quello che sembra avere maggiore successo: Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà Dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l’affronta e la supera. Cosa c’è di moralmente degenerato rispetto ai miti di Ercole? I bambini si riappropriano dei materiali fantastici che la televisione ha offerto loro (e noi diciamo: li condizionano, li costringono, ecc.) e ne fanno quello che vogliono loro. La drammatizzazione è una riappropriazione spontanea: i bambini giocano a fare Goldrake perché non vogliono subire Goldrake, ma lo vogliono usare per se stessi. Gli albi di Goldrake, i libretti di Heidi e così via, qualche volta sono anche brutti, vuoti, innocui, ma anche i bambini – come gli adulti – hanno diritto ad avere letture di diverso peso, comprese quelle in cui sfogano il loro bisogno di fantasticare, accanto a quelle che impegnano la loro personalità in modo più diretto e profondo.
Rodari insiste molto sulla non passività del bambino di fronte al televisore e sulla sua capacità di elaborare il materiale fantastico, di plasmarlo secondo i suoi desideri e i propri gusti. I bambini hanno bisogno di sognare e fantasticare, di avere i loro eroi. In quest’ottica, Goldrake non è qualcosa di negativo o un pericolo da evitare, ma è il protagonista di una nuova favola, diversa da quelle antiche perché raccontata con un linguaggio nuovo, moderno. Il vero pericolo non sono questo tipo di cartoni animati, quanto l’abuso della televisione e la mancanza di spazi per giocare.

La fantascienza giapponese ha solo preso il posto delle vecchie favole ed è comprensibile che gli eroi spaziali siano entrati a far parte dell’immaginario dei bambini. Non si tratta però di personaggi o storie subiti in maniera passiva, bensì di nuova materia prima pronta da elaborare nel disegno o in qualsiasi attività ludica: prendiamo per esempio i nuovi cartoni animati della televisione – mi riferisco a Goldrake, agli Ufo Robot, ecc. – non bisogna credere che limitino o avviliscano la fantasia infantile: basta vedere i bambini che giocano nei cortili imitando questi personaggi, per capire che si sono impadroniti di quel materiale fantastico e lo adoperano per dire quello che vogliono, e può essere che sia esattamente il contrario di quello che voleva comunicare l’ideatore del cartone animato. Non subiscono Goldrake, lo adoperano. Hanno semplicemente una materia prima in più per giocare.
Un insegnamento, questo, che è risulta essere valido ancora oggi, a oltre quarant’anni di distanza.

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Pubblicato il 11 Gennaio 2021
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  1. Scritto da Wally Giambelli

    Che bell’articolo! Sono assolutamente d’accordo con Rodari (e poi, come non esserlo, con lui, su questioni riguardanti i bambini?). Il suo insegnamento dovrebbe essere ricordato a chi, oggi, demonizza social, ecc.
    Come per tutte le cose è il buonsenso che deve prevalere e che deve regolarne l’utilizzo. Una materia prima in più per giocare è sempre utile.

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