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A Cuvio la maratona pianistica e unione con la letteratura

Sabato 17 luglio la suggestiva serata nella quale due elementi artistici fondamentali nella storia dell’umanità, musica e letteratura, convolano a giuste nozze

serata culturale pro loco cuvio

Tu quoque Cuvio! Ancora tu Cuvio vuoi essere il perno della cultura in questo 17 luglio 2021, incerto se riprendere a vivere una vita che si avvicini alla gioia di assaporare le infinite sfaccettature che le strade della conoscenza artistica propongono o rifugiarsi nell’astenia del timore della malattia?

Cuvio ha scelto, sotto la spinta della presidente della Pro Loco Giovanna Motterle, con la solita eruttiva partecipazione del Maestro Adalberto Riva di Momenti Musicali, e ha organizzato una suggestiva serata nella quale due elementi artistici fondamentali nella storia dell’umanità, musica e letteratura, convolano a giuste nozze.

Serata ideale, serena, gradualmente pervasa da una leggera brezza che ha il potere di contribuire a rendere gradevole l’assaporare la cena artistica predisposta con sapiente regia.

Siamo nell’anno olimpico, il 7 e 8 agosto avranno luogo le maratone di Tokio: allora perché non anticipare e produrre una maratona pianistica? Ma una maratona presuppone sovente uno svolgimento movimentato: allora perché non unire la prima presentazione italica del libro di Annalina Molteni Concerto a Fes, il cui titolo integra perfettamente in senso del connubio che avrà luogo nell’occasione?

Poco prima di un altro concerto, quello delle campane della vicina chiesa, decolla come ben si accorda con ogni opera lirica, il preludio della pianista Giulia Noto sulla “Ballata opera 23 in sol minore” di Chopin, perfetta introduzione alla successiva presentazione del romanzo.

Salgono sull’immateriale podio gli attori protagonisti: Adalberto Riva che si assume il compito di scoprire i primi veli sul libro, Annalina Molteni l’autrice che coinvolge Naima Maaroufi, mediatrice linguistica, in parte corresponsabile dell’ambientazione della vicenda che si svolge preferenzialmente in Marocco, sua patria d’origine.

Come è possibile e da dove sorge? E’ molto più semplice di quanto si possa immaginare. Galeotto furono Maccagno e Luino – non il libro e chi lo scrisse, come narra Dante nel quinto canto dell’inferno citando l’episodio di Paolo e Francesca – che con i loro corsi base d’italiano per gli stranieri permisero l’incontro fra l’insegnante – Molteni – e la formatrice – Naima.

Adalberto introduce leggendo il brano del romanzo dove la protagonista – la pianista marocchina Nora – interpreta a Fes il brano di Chopin appena udito da Giulia Noto, prosegue Annalina che svela con studiate ritrosie gli intrecci della vicenda che vede attrici principali tre donne, nonna/madre/nipote con diverse impronte culturali dettate dalla difforme influenza di un’unica cultura: la tradizione islamica.

Imprevedibilmente è la donna più anziana e più radicata nell’ambiente la più moderna e la più aperta ad accettare la nipote pianista, la madre è più chiusa, seppure di nascosto avesse favorito gli studi pianistici della figlia. Appare una connotazione del Marocco variegata, nella quale emergono più Marocchi, contraddistinti da comportamenti e aperture verso il  mondo esterno differenziate in funzione anche della ripartizione geografica del paese: più restio e abbarbicato l’interno, maggiormente disponibile il settore costiero, più esposto alle influenze delle narrazioni altrui.

Dopo l’approfondito intermezzo di Fes riparte la “maratona” pianista con interpretazioni di pregevole ascolto di Giulia Noto e di Emma Jaffè, particolarmente apprezzata per la sempre suggestiva “Le campane di Mosca” di Rachmaninoff.

Poi la cena sotto il cielo ormai sfumato dalla luce che declina e crea immagini suadenti sulle solitarie piccole nubi che si vestono di colori mutevoli man mano che l’oscurità presenta i suoi immutabili diritti.

Riprende il concerto con Luca Perego e Letizia Callao che gareggiano in bravura nell’esecuzione dei pezzi di Shubert, Bach, Mendelsshon e Brahms, ma è evidente che il numeroso e contingentato pubblico è in attesa del Maestro: di Adalberto Riva.

Tu quoque. Ancora la magia si cala nel parco comunale, si propaga a ondate travolgenti, le note di Liszt si rincorrono in un crescendo inarrestabile, sembra che l’atmosfera sia completamente intrisa da una pioggia musicale. Quando l’esibizione si conclude, colludono due sensazioni contrastanti: il piacere che il fascino del pianoforte ha suscitato e il rammarico della conclusione. La sorpresa finale con l’esecuzione a più mani, con rincorsa sulla panca/sgabello, di un pezzo jazz conclude con leggerezza la serata.

E lì nel parco le note rimangono ancora per un poco sospese, la superficie laterale dello strumento riflette un po’ distorte le immagini degli astanti, quasi a voler creare un mondo parallelo nella sua lucente facciata, gli addetti della Pro Loco smantellano velocemente la platea, Annalina Molteni firma dediche al suo Concerto a Fes, si formano piccoli capannelli di antiche o fresche conoscenze che conversano delle cose di tutti i giorni, scoprendo antichi costumi che sembravano persi. Le coltri del buio sono forate dai fari tuttora accesi: lo sarà  davvero?

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Pubblicato il 21 Luglio 2021
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