Varese School Cup, la scuola che diventa squadra
Il professor Walter Cortellari del liceo scientifico Marie Curie di Tradate racconta l’energia e il valore educativo del torneo che coinvolge migliaia di studenti
La Varese School Cup è ormai un appuntamento fisso per le scuole della provincia, e la quarta edizione conferma tutta la sua vitalità. A raccontarcela è il professor Walter Cortellari, docente del liceo scientifico Marie Curie di Tradate, che segue il progetto fin dalle prime edizioni.
«Sono coinvolti ventitré istituti superiori e, per la sezione under 14, 12 scuole medie – spiega il docente – e questo significa. Ogni istituto porta almeno 80 studenti, quindi basta fare il conto: le cifre sono davvero importanti».
Organizzata dall’associazione “Il basket siamo noi”, la manifestazione prevede sei gironi, attività collaterali e le finali al Palazzetto dello Sport di Varese. Una vera festa dello sport e della scuola.
«Oggi assistiamo alla sfida tra quattro scuole del territorio – racconta Cortellari – e l’entusiasmo è incredibile. Ci sono le cheerleader, c’è un tifo bellissimo. Si respira gioia, divertimento, competizione sana e sempre dentro i confini dell’educazione». Il professore sottolinea quanto il progetto sia impegnativo: «Dietro c’è un grande lavoro degli insegnanti, ma soprattutto dei ragazzi. E prendo in prestito le parole del dirigente scolastico provinciale, che alla conferenza stampa diceva che questo torneo è un’occasione unica: gli studenti si mettono in gioco in tutto. Non solo giocano a basket, ma curano la dance crew, la comunicazione, le grafiche, la sicurezza durante gli eventi».
Per Cortellari la Varese School Cup non è solo sport, ma identità. «È il momento in cui i ragazzi sviluppano davvero lo spirito della scuola assimilandone i valori. Spesso si esce dall’istituto sbuffando, poi trascorsi vent’anni si dice: “Che bello il liceo”. Ecco, forse è meglio accorgercene prima, qui lo spirito di appartenenza emerge chiaramente».
Infine, il valore educativo: «La responsabilità è enorme. Loro fanno tutto, guidati a distanza dai docenti, ma sempre in autonomia. Ed è questo che rende il progetto fondamentale».
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