Dalla Cgil ai Giovani padani, il solare convince più del nucleare

Il comitato "Energia Felice" sta raccogliendo firme per una proposta di iniziativa popolare per le energie alternative e contro il nucleare. Varese viene subito dopo Milano. Agostinelli: «Entro dicembre ventimila firme»

mario agostinelli«Quando usiamo energia fossile, bruciamo in un instante il lavoro che il sole ha fatto in milioni di anni per generare petrolio e gas. Le energie alternative, invece, ci mettono in contatto diretto con il sole, la fonte di approvvigionamento, senza intermediazioni». Per Mario Agostinelli (foto), portavoce del Comitato “Energia felice”, siamo a una svolta che definire epocale non è esagerato, perché la consapevolezza nell’uso dell’energia inizia ad affermarsi a vari livelli. La dimostrazione è il successo della raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sulle energie rinnovabili e contro il ritorno all’energia nucleare. «Varese, che non è uno dei siti indicati per la costruzione delle nuove centrali  a uranio– spiega Agostinelli – è tra le province che in Lombardia, subito dopo Milano, ne ha raccolte di più, almeno duemila. Per il 22 dicembre prossimo presenteremo alla camera dei deputati oltre 20 mila firme».
Il comitato è radicato sui territori e ha il compito di coordinare le attività delle varie associazioni che ne fanno parte. Non importa quale colore abbiano: si va dalla Cgil fino ai Giovani padani di Meda, passando per Legambiente e Arci. Un sistema democratico, trasparente, proprio come l’energia che propone alle persone. «Il sistema dell’energia fossile non ti fa sapere nulla – continua il portavoce del Comitato -. Non sai da che centrale arriva e tantomeno chi la controlla».
C’è un’enorme rete che si dirama e trasporta l’energia con una dispersione che supera il 55%. Il rapporto di intermediazione è spaventoso e la speculazione finanziaria, anche. A tutto questo va aggiunto il livello di impatto ambientale dovuto alle immissioni di anidride carbonica. «Le energie alternative, invece, partono dall’intervento locale: tutti sanno da dove arriva, non inquina e genera una risposta economica virtuosa perché favorisce l’occupazione, come è accaduto in Germania, dove la maggior parte dei lavoratori (80%) del settore è stato assunto a tempo indeterminato».
Il mercato del fotovoltaico si sta affermando grazie alla “liberazione” dei tetti, che sblocca il rapporto tra le proprietà del pannello solare e il luogo dove viene installato. I distretti di economia solidale (des) e i gruppi di acquisto solidale (gas) fanno contratti con gli installatori, a loro volta in rapporto con Banca Etica che, in accordo con il gestore, ritira direttamente i soldi del conto energia. Gli installatori per adeguarsi all’economia di scala iniziano a mettersi in rete, costituiscono cooperative, fanno formazione e danno lavoro. Mentre i grandi supermercati, come la Coop, mettono a disposizione degli associati i tetti delle proprie strutture per l’installazione dei pannelli fotovoltaici.
A dare un impulso determinante a questa battaglia è stato il successo della campagna contro la privatizzazione dell’acqua. Una volta chiarito che c’è un legame diretto tra il bene comune che si vuole commercializzare e la vita, allora nelle persone scatta una reazione, perché la vita non è commercializzabile. «La nostra grande scommessa – sottolinea Agostinelli – è invertire un modello culturale che fino ad oggi ha visto prevalere l’immagine muscolare e militaresca dell’energia, in cui rientra anche il nucleare. Tutti se ne fregano quando si dice che sulla terra aumenta la temperatura di due gradi a causa della Co2. Ma quando una persona ha due gradi in più in corpo, si dà malata perché ha la febbre. Tutte le scelte che si fanno in campo energetico hanno a che fare con la vita e la salute del pianeta e quindi delle persone».
La politica e le amministrazioni pubbliche in questo processo di cambiamento devono fare la loro parte. In Lombardia nelle rinnovabili sono stati investiti dai privati 1,2 miliardi di euro, di cui l’83% sono andati alle importazioni, perché noi siamo fermi ai doppi vetri.
«La classe dirigente è stata totalmente inadeguata – conclude Agostinelli -. Le energie rinnovabili sono di per se stesse un portato di democrazia e di questo la sinistra dovrebbe tenerne conto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 novembre 2010
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