I bulli lo tormentano, costretto a cambiare scuola

Un genitore si rivolge ai carabinieri e denuncia i compagni di scuola del figlio, perseguitato con insulti e botte. La preside: "Siamo molto dispiaciuti e amareggiati"

Immagine di repertorioAlla fine Mario ( il nome è di pure fantasia) ha cambiato scuola. Non poteva più sopportare le umiliazioni quotidiane, gli insulti, le aberrazioni che riceveva nella sua classe. Dal 21 dicembre scorso ha lasciato la prima dell’Isis Dalla Chiesa e un’esperienza di bullismo documentata in un esposto ai carabinieri del comando di Sesto Calende. (immagine di repertorio)

A denunciare la difficile esperienza del figlio quattordicenne è stato il genitore che ha dovuto confrontarsi con una realtà fatta di insulti (“ciccione del c..o”), di botte riprese con il cellulare, di umiliazioni ( le parti intime appoggiate sul suo banco), di prevaricazioni a ogni cambio dell’ora, di accuse infondate ( “lo incolpavano di azioni fatte da loro”). Una vittima a tal punto terrorizzata che non è ha mai fatto parola: « Siamo venuti a conoscenza di questa situazione da un compagno e non da lui, che ha sempre taciuto tutto» dichiara il padre nell’esposto.
 
Esperienze degradanti che la scuola, come riporta la denuncia presentata ai carabinieri dal genitore, avrebbe appreso con riluttanza: « Abbiamo chiesto di parlare con la preside ma era in sede solo la vicepreside che ci ha ricevuti e con riluttanza  affermava che non era un problema di sua competenza e ci ha indirizzati a parlare con il coordinatore di classe. Nell’attesa del colloquio abbiamo incontrato un ragazzo del gruppo di molestatori e gli abbiamo chiesto il perchè di questo accanimento verso mio figlio e lui ha risposto con indifferenza “perchè lo chiedete a me?”. In quel momento la vicepreside ci ha rimproverato: « come vi siete permessi di parlare con il ragazzo?»
 
Un giudizio che la preside Renata Santarossa respinge: «Siamo molto dispiaciuti per quello che è successo e siamo sicuramente vicini e solidali con il ragazzo e la sua famiglia. Nessuno si è accorto di ciò che stava capitando nella classe: sul registro non esiste segnalazione non ci sono note. È una prima, ci sono studenti che arrivano da diverse parti del territorio».
Il ragazzo ha cambiato scuola ma, all’Isis Dalla Chiesa, rimane un’intera classe da aiutare: « Tutto quello che è accaduto è stato possibile per la connivenza dei compagni – spiega la dirigente – sono ragazzi e noi siamo una comunità educativa e pedagogica, non un tribunale. Dobbiamo aiutarli a superare l’accaduto comprendendo la gravità della situazione. Oggi faremo una riunione con tutti i docenti per comprendere se c’erano state avvisaglie, se qualcuno aveva notato il pur minimo segnale di disagio. Ci sono degli ordini di servizio di vigilanza al piano molto severi e puntuali, ma il personale è risicato e fa quello che può. Ecco perchè dobbiamo puntare sulla nostra funzione pedagogica. Questa scuola è cresciuta molto ma non abbiamo mai avuto episodi di bullismo: qualche caso stroncato sul nascere grazie agli interventi educativi. La nostra è una comunità che lavora con grande passione e dedizione: ciò che è successo ci addolora tantissimo». 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 07 Gennaio 2013
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