“Sola e con un coltello nella schiena, così abbiamo salvato quella ragazza”
La testimonianza di un vicino di casa del giovane che ha accoltellato la compagna dagli arresti domiciliari. È stato attirato dalle urla provenienti dai box sotterranei e ha chiamato subito i soccorsi
L’ha colpita più volte alla schiena e alle gambe mentre scendevano le scale che portano ai garage. Lungo il muro erano ancora ben visibili le macchie di sangue , sulle scale una scia rossa che scende fino al piano dei garage. Così il 25enne Simone Zanirato ha tentato di uccidere la compagna dalla quale aveva avuto un figlio. B. A., la 21enne di Gallarate che è ricoverata in rianimazione all’ospedale di Legnano e che questa notte ha subito un lungo intervento chirurgico.
Simone era agli arresti domiciliari (concessi dal gip Luca Labianca) a casa dei genitori in via Marco Polo dopo che lo scorso 29 aprile aveva accoltellato un presunto rivale in amore e proprio lì si era recata la giovane, forse per discutere del loro bimbo di 17 mesi.
A salvarla da una lenta morte per dissanguamento sono stati i vicini della famiglia Zanirato, attirati dalle urla disperate che provenivano dai box al piano interrato: «Stavo rientrando da casa di mia figlia, dopo averle portato mio nipote, e quando sono arrivato al cancello ho sentito le urla disperate provenire dai garage – racconta l’uomo che ha chiamato i soccorsi – aveva un coltello da cucina conficcato nella schiena e diverse ferite alla gamba. A quel punto è intervenuta anche mia moglie e, insieme, l’abbiamo tenuta vigile in attesa dei soccorsi, così come ci era stato detto di fare».
L’uomo prosegue:«Quando sono arrivato giù lei era da sola, il ragazzo si era nascosto in casa dai genitori. Sono stato sempre io, su richiesta della ragazza, a chiamare suo padre che poi è arrivato qui – racconta il vicino – . Mio figlio di 8 anni non ha dormito tutta la notte perchè era terrorizzato da quello che è successo».
Durante la notte, mentre B.A. era sotto i ferri per una delicata operazione, Simone Zanirato è stato interrogato dal sostituto procuratore Maria Cristina Ria nel carcere di Busto Arsizio. Le indagini dovranno chiarire molti aspetti da a partire dalla dinamica con cui si è svolta l’aggressione.
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