“Ti faccio tornare a casa in una bara”, in manette uomo violento
Da 5 anni una 35enne era costretta a subire minacce di morte e violenze fisiche causate dalla gelosia incontrollata del compagno. Arma, Procura ed E.Va Onlus l'hanno aiutata
Dopo 5 anni di violenze e minacce i carabinieri di Busto Arsizio, in collaborazione con la Procura della Repubblica, hanno potuto mettere fine all’incubo di una donna ucraina di 35 anni sottoposta a continue percosse da parte del compagno rumeno, 30enne, muratore incensurato e a minacce di morte senza soluzione di continuità.
I risultati delle indagini sono stati integralmente accolti dal giudice per le indagini preliminari che ha disposto la misura cautelare in carcere per il compagno accecato da una gelosia senza freni.
A far scattare il primo provvedimento che ha portato la donna in una residenza protetta per donne maltrattate è stata l’ennesima richiesta di intervento per i litigi tra i due. Quando i militari sono intervenuti si sono sentiti dire dal 30enne di muoversi perchè, non appena se ne fossero andati, lui avrebbe potuto continuare a picchiarla. Di fronte a quell’affermazione la donna è stata portata via e collocata in un luogo protetto.
Grazie al sostegno psicologico offerto da E.Va Onlus, la 35enne ha raccontato anni e anni di abusi e di minacce che il compagno non le risparmiava ogni volta che sentivano in tv la notizia di un femminicidio: “Ti butto addosso l’acido, ti rimando in Ucraina in una bara, ti faccio fare la prostituta” sono solo alcune delle minacce che si sentiva ripetere. Per non provocare la sua ira era costretta ad uscire di casa sotto il suo stretto controllo e vestita con abiti che le coprivano tutto il corpo, anche d’estate.
In un’occasione la donna fu picchiata al termine di un veglione di capodanno per aver ballato alcuni minuti con un altro uomo. La vittima, completamente assoggettata al compagno, non aveva mai avuto la forza di liberarsi da questa oppressione fisica e psicologica.
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