“L’austerità è rivoluzionaria”

La professoressa Veronica De Romanis è stata la relatrice della serata de Il Sogno che va. "Un’Italia credibile rafforza l’Europa, un’Italia incerta indebolisce l’Europa e noi ne pagheremmo il costo più alto"

Generico 2018

Alcune serate de Il sogno che va sembrano esser state pensate guardando dentro la sfera di cristallo. Ha ragione a gongolare Rosario Rasizza, patron di Openjobmetis, quando presenta l’ultimo appuntamento.

“Ho incontrato la professoressa al forum di Cernobbio e sono restato colpito dalla chiarezza della sua esposizione. Non potevo farmela sfuggire e così abbiamo il piacere di ascoltare Veronica De Romanis“.

La professoressa della Luiss ha un curriculum che richiederebbe tutto lo spazio dell’articolo. Oltre all’attività accademica, ha ricoperto prestigiosi incarichi in molte istituzioni economiche e tra questi è stata membro del consiglio degli esperti nel ministero dell’economia e delle finanze per dieci anni. Un anno fa per Marsilio ha pubblicato L’autorità fa crescere.

Partendo proprio da questo tema tanto avversato dalla politica, ha parlato per una mezzora presentando alcuni aspetti del documento economico dell’attuale Governo.

“L’austerità – scrive nelle conclusioni del suo recente saggio – è una dimostrazione di etica pubblica e di serietà nelle scelte di governo. Significa dire la verità sulle condizioni reali del paese e occuparsi dei più deboli, le vere vittime della propaganda e del conformismo. Non è allora una politica miope e ingiusta, bensì una scelta che coniuga al meglio responsabilità e solidarietà. Se ben congegnata, è persino rivoluzionaria”.

La professoressa Veronica De Romanis ha esordito con alcuni dati di sistema del nostro paese.
“Si parla troppo dell’immigrazione e poco dell’Europa. Siamo la terza maggiore economia dell’area dell’Euro, ma i peggiori per tanti indicatori. Questo non dipende dalla moneta. Siamo ultimi per previsioni di crescita nel 2019. Sull’occupazione fa peggio di noi solo la Grecia, siamo 14 punti sotto la media europea. La crescita del Pil dal 2000 ci vede messi malissimo. In questi anni sono state fatte alcune riforme, ma pochi interventi strutturali sulla spesa malgrado una forte flessibilità da parte della UE. Di austerità dopo il governo Monti non c’è traccia e la politica fiscale è stata espansiva già con i governi Renzi e Gentiloni”.

Una quindicina di slide hanno accompagnato la sua presentazione per commentare il DEF del governo, ma prima è tornata sul tema di cui è esperta.

“L’austerità è inevitabile quando vivi per molto tempo al di sopra dei propri mezzi come è successo alla Grecia. Una condizione che non è imposta da nessuno ed è il risultato della politica economica. Quando si sente dire che “tra austerità e crescita preferisco la crescita” si confondono mele con pere. L’austerità è uno strumento mentre la crescita è un obiettivo”.

Il suo intervento non ha risparmiato critiche a nessuno dei governi, anche se appare chiaro un rischio grandissimo nelle scelte dell’esecutivo gialloverde.
“Quello che conta è il disavanzo strutturale che dipende dalla politica economica. Le regole sono importanti perché ci assicurano stabilità perché altrimenti si possono contagiare gli altri paesi come è successo già in passato per alcuni e a noi è costato 60 miliardi. L’attuale governo parte con una clausola di salvaguardia che abbiamo solo noi e venne introdotto da Berlusconi e poi mantenuto. Occorre sempre  trovare i soldi per coprire quel disavanzo. Tutti i governi hanno scelto questa via”.

La de Romanis è pessimista sugli scenari futuri perché non vede margini di manovra e più volte ha parlato del piano B scritto e sostenuto da Paolo Savona che prevede chiaramente l’uscita dall’euro.

“Le spese nel DEF sono 21,5 miliardi per interventi decisi dal Governo e poi tante altre voci per arrivare a una manovra di circa 36 miliardi. A oggi le entrate sono di 15 miliardi con un aumento di tasse di 8,1 miliardi e 6,9 con riduzione di spesa. Il Governo ha ipotizzato una crescita dell’1,5% ma è gonfiato dalla crescita nominale che è fissata al 3,5%. La spesa per gli interessi sul debito è stimata al ribasso perché il Governo prevede uno spread a 230 ma l’andamento, come stiamo vedendo è ben diverso.
L’approccio con il reddito di cittadinanza non va verso una crescita dell’occupazione e non ci sono veri investimenti per una politica attiva del lavoro. Rischiamo invece l’incentivare il lavoro nero. Si dice di riformare la Fornero per attivare la staffetta generazionale. Si dice che per un soggetto in pensione avremo 1,5 occupati. L’esperienza insegna che i risultati saranno al contrario. Questo paese ha bisogno di più persone sul mercato del lavoro che in pensione. Non abbiamo investimenti in ricerca, formazione. Non c’è alcuna riforma della pubblica amministrazione. Manca una qualsiasi spending review di medio lungo periodo”.
Tutto questo in un quadro di rischi con tensioni geopolitiche con guerre commerciali e la fine di quantitative easing.
“Il disavanzo strutturale per la prima volta aumenterà dello 0,8% e questo farà aprire una conflittualità con la UE.  Si sente sempre più dire di cambiare l’Europa quando invece sarebbe importante completare la UE. Un dossier importante è quello del sistema bancario dove sono stati fatti passi avanti. Per fare l’unione bancaria manca un terzo pilastro con una garanzia unica dei depositi. La Germania blocca tutto perché non si fida del forte debito di alcuni paesi. L’Italia in questi anni ha avuto tanto dall’Europa. La banca centrale ci acquistava il debito pubblico fiduciosa delle riforme. Dal 2015 con il quantitative easing sono stati acquistati debiti per 350 miliardi e noi siamo stati tra i maggiori beneficiari. Se i conti non sono in ordine perdiamo credibilità e rischiamo l’isolamento. Se oggi l’Italia uscisse dall’Unione il vostro potrebbe essere inferiore a quello di un eventuale salvataggio.
Questo rende il problema italiano un solo problema italiano.
Un’Italia credibile rafforza l’Europa, un’Italia incerta indebolisce l’Europa e noi ne pagheremmo il costo più alto.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2018
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