Difesa dell’arte, esercizio civile di cura della memoria

Esce “L’Arte e il Mistero. Sui beni culturali di interesse religioso”, ultimo volume della trilogia che insegna l’importanza dell’educazione al patrimonio culturale. Tante le firme varesine che hanno arricchito il saggio

Generica 2020

Con la Presentazione di Lorenzo Ornaghi, già Ministro per i Beni e le Attività culturali, e l’Introduzione di Valerio Pennasso, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, esce per San Paolo editore la pubblicazione “L’Arte e il Mistero. Sui beni culturali di interesse religioso”.

Il volume, che conclude una “trilogia” (dopo “Arte e Legalità” e “Il Bello e il Giusto”) dedicata alla tutela del patrimonio culturale, attraverso il dialogo tra il mondo del diritto e dell’antropologia, nasce da progetti di ricerca promossi e sostenuti dall’Istituto di Antropologia per la Cultura della Famiglia e della Persona di Milano, presieduto da Leonardo Salvemini, avvocato e docente universitario esperto in diritto dell’ambiente.

Furti, ricettazioni, danneggiamenti, distruzioni, falsificazioni, esportazioni clandestine aventi ad oggetto l’arte e il patrimonio culturale avvengono su scala mondiale impoverendo le comunità locali ma in fondo l’intera comunità umana.

Partendo dalla gravità di tali fenomeni, gli approfondimenti condotti nei volumi mirano ad evidenziare l’importanza dell’educazione al patrimonio culturale quotidiano (tanto più oggi che l’educazione civica torna obbligatoria), del sapersi prendere cura di ciò che ci è vicino come esercizio “civile” per poter agire concretamente nella difesa del patrimonio, materiale e immateriale, su qualunque scala. Punto di partenza fondamentale è la conoscenza di tale patrimonio, dei beni che lo compongono, dei significati e valori che lo caratterizzano e delle norme che si occupano della loro tutela in senso tecnico.

La prospettiva di analisi è ovviamente nazionale ma il legame con Varese e con il nostro territorio è importante. Tra gli autori, oltre a Leonardo Salvemini, lavenese, e a Tiziana Zanetti, gaviratese, (coautrice e curatrice del volume) giurista esperta in diritto dell’arte e in circolazione internazionale delle opere d’arte in particolare, i Magistrati Cristina Marzagalli (Giudice del Tribunale di Varese), Annalisa Palomba (già Sostituto procuratore a Varese, oggi Giudice penale a Verbania), Vito Piglionica (ex Presidente del Tribunale di Varese). Anche alcuni dei casi descritti, di furto in particolare, sono avvenuti nella nostra provincia. Gli altri autori sono Angela Biscaldi, Docente in Antropologia culturale all’Università Statale di Milano e Paolo Alliata, Responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano (sua la citazione in quarta di copertina del libro).

Hanno altresì collaborato, per la sezione intitolata “Esperienze”, la Direttrice del Museo Diocesano Tridentino e Presidente dell’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, Domenica Primerano, e Luca Melchioretto, sacerdote presso la parrocchia di S. Ambrogio a Milano che porta il lettore all’interno di un luogo eccezionale, dal punto di vista religioso, spirituale ma anche storico e storico-artistico, come la Basilica ambrosiana.

Dopo i primi due volumi gli autori, grazie alla guida di Paola Tettamanzi, Coordinatrice dei
progetti di ricerca dell’Istituto, avvertivano che mancava qualcosa di importante nel percorso di
ricerca, che c’erano beni culturali del tutto speciali che meritavano di essere analizzati: “i beni
culturali di interesse religioso”.

Così si legge nel volume: «Beni dotati di materialità, prodotti dell’ingegno, del talento e della creatività umana. Testimonianze di cultura e di civiltà, ma anche, e questo è il punto cruciale, portatori di significati e valori religiosi, spirituali, che vanno ben oltre e che «riverberano il divino». Rappresentano un’occasione straordinaria per l’uomo, per la sua crescita e il suo innalzamento. Lo invitano alla riflessione sul sacro e, in tempi tanto difficili, gli insegnano ad andare oltre la superficie e a porsi le grandi domande (…). Sono storia, memoria, speranza, indispensabili a dare forza ai valori ultimi in cui una collettività si riconosce.  Impongono forme particolari di tutela, valorizzazione e fruizione. All’educazione, poi, spetta un compito difficile ma fondamentale: fornire gli strumenti per riconoscere l’Arte e il Mistero che essi racchiudono. Un Mistero che preme e che si rivolge ad ognuno di noi, nelle nostre vite quotidiane, spesso distratte, complicate o addirittura rassegnate: “Ci sono spazi aperti da esplorare, un altro modo di stare sotto il cielo”. L’Arte ci invita a questa avventura. Sta a noi decidere se raccogliere l’invito».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Dicembre 2020
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