Fabio: “Mi manca tanto l’università. Stare da solo non è per niente facile”

Storie di giovani in un anno di pandemia. Una serie di interviste a ragazze e ragazzi del territorio per dare voce a chi, in un anno di emergenza sanitaria, non ha avuto molte occasioni per esprimersi. Oggi parla Fabio, studente di 22 anni

Generica 2020

Young covid, storie di giovani in un anno di pandemia. Un nuovo spazio nato per dare voce a chi, in un anno di emergenza sanitaria, non ha avuto molte occasioni per esprimersi. (foto di copertina: Andrea Elli)

La pandemia ha inevitabilmente tolto qualcosa (o qualcuno) a tutti durante uno degli anni più bui della storia recente del nostro Paese e del mondo intero. Tutti hanno sofferto, chi più, chi meno.

Ci sono state però anche le vittime collaterali del covid, quelle di cui nessuno parla: i giovani. Abbandonati, fin dall’inizio, loro, che sono il presente e saranno il futuro del nostro Paese.

Attraverso Varesenews e V2Media, il network dei nostri giornali, vogliamo dare voce a chi, da un anno a questa parte, non ne ha avuta, grazie ad una serie di interviste a ragazze e ragazzi del territorio. Se volete scriverci per raccontarci come avete vissuto questo anno pandemico potete COMPILARE QUESTO MODULO.

 

Fabio Lazzarini ha 22 anni, vive a Bagnolo San Vito (Mantova) ed è uno studente del terzo anno di Scienze della Comunicazione all’Università dell’Insubria. Ed è proprio la quotidianità dell’ateneo una delle cose che più gli sono mancate durante questo lockdown. Ma per fortuna non ha dovuto rinunciare ai tanto amati videogiochi.

Come hai vissuto, in generale, la pandemia? Qual è stato il tuo sentimento più ricorrente?
Dividerei la mia esperienza del lockdown in due parti: la prima dello scorso anno l’ho passata sorprendentemente bene perché sentivo di avere più tempo da dedicare alla mia passione per i videogiochi; ma nella seconda parte di lockdown stanno prevalendo decisamente la noia e lo sconforto.

Com’è cambiata la tua percezione dell’emergenza sanitaria dall’aprile 2020 all’aprile 2021?
All’inizio capivo che era importante stare a casa, ma dopo un anno mi pongo il problema non tanto della malattia in sé, ma di come posso viverla al meglio personalmente.

Qual è la mancanza che più hai accusato durante il periodo di lockdown?
Sicuramente l’università, perché mi piaceva il clima di socialità che si veniva a creare con i colleghi, oltre ovviamente alle lezioni.

Hai rispettato le restrizioni imposte dalle autorità? Se sì, cosa ne pensi di chi non le ha rispettate?
Io le ho infrante una volta sola, a fine primo lockdown per rivedere la fidanzata, per il resto le ho rispettate. Su chi non le ha rispettate dipende: se uno lo fa perché è logorato dalla situazione lo posso giustificare.

Immagino che tu non abbia potuto vedere alcune persone care durante il lockdown. Come hai affrontato questo impedimento?
Accontentandomi di sentirli tramite video chiamata. Ci sentiamo sempre dire che gli smartphone ci
isolano dal mondo, ma mi sono accorto che anziché distanziarci ci hanno permesso di stare uniti in
qualche modo.

Facevi qualche sport o attività che hai dovuto interrompere? Frequentavi regolarmente qualche luogo a cui hai dovuto rinunciare?
Avendo la passione dei videogiochi per fortuna non ho dovuto accantonarla. Ho dovuto rinunciare a frequentare i soliti posti in compagnia degli amici.

C’è qualche hobby/passatempo che a causa del lockdown hai riscoperto? O qualcuno di nuovo che, a causa del tempo libero, hai scoperto?
Durante il lockdown ho iniziato a suonare la chitarra elettrica (seppur con scarsi risultati) e a produrre birra artigianale. E ho iniziato anche a leggere i fumetti.

Pensi che i problemi di salute mentale causati dalla mancanza di socialità, soprattutto tra i più giovani, possano diventare un problema serio?
Secondo me sì, l’abitudine al distanziamento sociale può sfociare nel timore degli altri e causare un disagio psicologico, così come i casi di autolesionismo e depressione.

Cosa ne pensi della comunicazione dei mass media a proposito della pandemia?
Sono uno studente di Scienze della Comunicazione, e l’esperienza della pandemia mi ha fatto capire l’importanza del fare informazione. Qualcuno invece ha puntato più sul voler suscitare emozioni di diverso tipo. Sicuramente in alcuni casi è stato fatto dell’eccessivo allarmismo.

Come hai affrontato la Dad? Cosa ne pensi dell’efficienza delle lezioni online?
L’inefficienza delle lezioni online è dovuta sicuramente al fatto che fare lezione da casa ti porta a distrarti molto più facilmente. Senza contare i frequenti problemi tecnici dovuti a malfunzionamenti dei dispositivi, delle reti o, a volte, della poca dimestichezza di chi li utilizza.

Aderirai alla campagna vaccinale? Con quale spirito?
Aderirò alla campagna vaccinale, semplicemente perché voglio tornare a vivere normalmente la mia vita. Non ho paura, e non lo faccio nemmeno per un particolare senso di responsabilità verso gli altri.

Cosa ne pensi dello scetticismo attorno ai vaccini? Lo reputi giustificato?
Posso capire la preoccupazione da parte di qualcuno attorno ai casi di trombosi causati da alcuni vaccini, ma non la reputo così grande da giustificare un completo rifiuto.

Pensi che siamo entrati nella fase finale della pandemia? Si vede, secondo te, la luce in fondo al tunnel?
Non lo so, vedere la situazione in altri paesi fa essere ottimisti. Le recenti aperture mi sono sembrate più un gesto politico. Probabilmente arriveremo in ritardo rispetto ad altri stati.

Pensi che la quotidianità cambierà dopo la pandemia? Se sì, come?
Ci sarà sicuramente più diffidenza verso il contatto con le persone e l’abitudine alla mascherina svanirà solo con il tempo.

Qual è una cosa che farai appena ci sarà piena libertà?
Ho realizzato che stare da solo non è per niente facile. Ritroverò la vicinanza di quelle persone che mi fanno essere felice e stare bene.

di
Pubblicato il 19 Aprile 2021
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