Avvocato e magistrato a confronto ad Angera sulla riforma della giustizia
Sala consiliare piena per il confronto tra l'avvocato Luca Marsico e il giudice Francesco Anello. Separazione delle carriere, Csm, sorteggio e autonomia della magistratura i temi affrontati
Si è svolto ad Angera un confronto pubblico dedicato al referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. L’iniziativa, promossa dall’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga), sezione di Varese, ha riunito nella sala consiliare del Comune un pubblico numeroso, alla presenza del sindaco Marcella Androni, del vicesindaco, Milo Manica, e del presidente dell’Ordine degli avvocati di Varese, Carlo Battipede.
A confrontarsi sui temi della riforma costituzionale l’avvocato Luca Marsico a sostegno del “Sì” e il giudice penale del tribunale di Varese Francesco Anello, sostenitore del “No”.
Il confronto, denso di argomentazioni sostenute con toni civili, si è concentrato sui punti principali della riforma: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura, il sorteggio di una parte dei componenti dei nuovi organi di autogoverno e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare. (foto sopra: da sinistra il giudice Francesco Anello e l’avvocato Luca Marsico)
All’avvocato Marsico è stato chiesto in che modo la separazione delle carriere renderebbe il giudice più imparziale e il processo più giusto, perché intervenire su un fenomeno come il passaggio tra funzioni definito raro, quali contrappesi eviterebbero un possibile assoggettamento del pubblico ministero all’esecutivo, e perché il sorteggio dovrebbe migliorare il funzionamento del Csm. Sul tavolo anche gli effetti concreti della riforma sui processi e le priorità delle future leggi attuative.
Al giudice Anello sono state rivolte domande sul rischio che la riforma possa indebolire l’autonomia del pubblico ministero, sul rapporto tra pm e giudice nelle indagini preliminari, sulle alternative al sorteggio per limitare il peso delle correnti dell’Anm e sull’importanza di distinguere tra terzietà e imparzialità del giudice.
PERCHÉ SEPARARE LE CARRIERE
Nel corso del confronto l’avvocato Marsico ha sostenuto che la riforma punta a rafforzare la terzietà del giudice e a distinguere con maggiore nettezza il ruolo del pubblico ministero da quello del giudicante. Sul sorteggio ha osservato: «Il sorteggio elimina qualsiasi possibilità di poter pensare a un disegno precedente da portare poi all’interno del Consiglio superiore della magistratura. Il Csm non è un organo di rappresentanza dei magistrati, ma un organo di autogoverno».
Marsico ha sostenuto che la divisione delle carriere sia necessaria per dare maggiori garanzie al cittadino che si trova ad affrontare in un processo: «Non è vero che nel processo penale ci finisca solo chi è certamente colpevole. Molte persone si trovano invece dentro vicende complesse, in cui esistono aree intermedie tra innocenza e colpevolezza. È proprio in questa zona grigia che diventano decisive la difesa e la possibilità di portare al giudice tutti gli elementi utili. In questa prospettiva, la separazione delle carriere servirebbe a rafforzare le garanzie per l’indagato e per l’imputato».
PERCHÉ NON BISOGNA SEPARARLE
Il giudice Anello a sua volta ha sostenuto che il pubblico ministero debba restare all’interno alla giurisdizione e ha indicato nell’autonomia della magistratura il punto da preservare a garanzia dei cittadini. In questo quadro ha affermato: «Attribuire un Csm soltanto ai pubblici ministeri rischia davvero di allontanarli dalla concezione della giurisdizione che accomuna attualmente giudici, avvocati e pubblici ministeri e rischia di trasformarli, non quelli in servizio ma quelli che arriveranno tra venti o trent’anni, in meri coordinatori della polizia destinati a operare solo come organo d’accusa». Mentre con l’attuale assetto e con il codice di procedura penale in vigore il pm, durante le indagini preliminari, ha un obbligo di completezza, ovvero raccogliere sia le prove a carico sia quelle a discarico, per sostenere la colpevolezza o l’innocenza dell’indagato.
Sul sorteggio Anello ha espresso dubbi per possibili squilibri nel funzionamento dei nuovi organi, mentre sull’Alta corte disciplinare ha richiamato questioni di composizione dei collegi e di coordinamento con le norme costituzionali vigenti.
AVVOCATI E SANZIONI DISCIPLINARI
In chiusura è intervenuto, non sul referendum, anche il presidente dell’Ordine degli avvocati di Varese, Carlo Battipede, che ha precisato il funzionamento del sistema disciplinare forense – tema richiamato dai due relatori durante il confronto con riferimento all’esiguità degli accoglimenti – sottolineando che gli Ordini trasmettono le segnalazioni ai Consigli distrettuali di disciplina senza un potere di filtro preventivo. «Che sia fondata, che sia infondata, o che sia del tutto assurda – ha spiegato Battipede – noi siamo obbligati a trasmetterla ai consigli di sicurezza e disciplina. Cosa significa questo? Significa che sicuramente le sanzioni sono molto basse, ma che le segnalazioni che noi dobbiamo fare sono moltissime».
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