Processo Lidia Macchi, ergastolo per Stefano Binda

La lettura del dispositivo alle 13: Stefano Binda, accusato dell’omicidio di Lidia Macchi, è stato condannato all’ergastolo

La Corte d’assise di Varese ha condannato all’ergastolo Stefano Binda per l’omicidio di Lidia Macchi, uccisa nel gennaio 1987 con 29 coltellate.

Le motivazioni della sentenza verranno depositate tra 90 giorni.

In Tribunale a Varese fin dalla prima mattina di martedì 24 aprile una folta presenza di operatori dei media e parecchio pubblico. «Presidente, la Corte sa. Non ho nulla da replicare». Con questa frase la procuratrice generale Gemma Gualdi ha preso la parola alle 9.50 su invito del presidente della Corte d’Assise di Varese Orazio Muscato.

Paola Bettoni, madre di Lidia, in aula con i figli Stefania e Alberto ha commentato: «Oggi è una giornata lunga e difficile, speriamo si arrivi alla verità».

La lettura del dispositivo alle 13: Stefano Binda, difeso degli avvocati Sergio Martelli e Patrizia Esposito, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, uccisa 31 anni fa.

IL PROCESSO LIDIA MACCHI

di
Pubblicato il 24 aprile 2018
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Giovy Milano

    Con tutto il rispetto per la famiglia e senza scomodare il beccaria credo si possa dire a voce alta che questa sentenza, in un processo indiziario, a 30 anni dall’evento, con la Giustizia c’entri ben poco.

  2. Scritto da mike

    Si doveva “trovare” UN colpevole ma secondo me non può esserci la certezza che IL colpevole sia Binda, semplicemente perché non ci sono prove concrete ma solo (gravi) indizi. La giustizia italiana, con la “g” minuscola, è vergognosa.
    Detto ciò, massimo rispetto e solidarietà con la famiglia Macchi.

  3. Scritto da Marcobruno

    Certo che condannare all’ergastolo una persona non considerando le PROVE VERE a favore (più TESTIMONIANZE della sua presenza altrove al momento del delitto) e tenendo solo conto di ricostruzioni indiziarie non legate direttamente all’omicidio non può non far pensare che si sia voluto trovare un capro espiatorio. Massima considerazione per la famiglia.

Segnala Errore