Le schermaglie della Lega e i fatti del ’45
In consiglio comunale le mozioni scaldano gli animi: il riferimento alla società multietnica riapre lo scontro tra carroccio e Pdl
Contro ogni forma di violenza
La mozione contro il terrorismo e per la posa di un cippo dedicato alle vittime ha una storia lunga: proposta dal democratico Aldo Lamberti, ha richiesto un lungo lavoro di confronto e mediazione. Il risultato è stato un testo che condanna il terrorismo politico interno da qualunque parte provenga, ma anche (se non soprattutto) il terrorismo internazionale islamico.
Lo sforzo per riavvicinare
Martignoni se ne va giusto mentre Lamberti inizia a presentare la mozione dedicata all’Ordine del Tricolore che equiparerebbe partigiani e repubblichini. Basta questo per creare qualche scambio di battute tra maggioranza e opposizione. Il giudizio opposto sulla proposta da parte dei due schieramenti è noto: il centrodestra crede che dopo sessant’anni si possa concedere un riconoscimento morale a chi combattè dalla parte dei nazisti, nei reparti regolari della illegittima Repubblica Sociale o nelle formazioni paramilitari fasciste; il centrosinistra giudica inaccettabile una parificazione tra i combattenti della Resistenza e quelli alleati dell’invasore. «Cosa diremmo se tra sessant’anni qualcuno desse una pensione di guerra ai terroristi delle Brigate Rosse o dei Nar?» osserva Lamberti. Il forzista Petrone chiarisce che «non si vuole scendere nel pietismo e nella retorica della resistenza» e qualcuno gli consiglia di leggere i libri di Fenoglio o Calvino, che già negli anni sessanta avevano superato il "mito" del partigiano senza macchia. Alla fine la mozione viene respinta con i voti contrari del Pdl e a favore di Pd, Sinistra e Socialisti. Si astengono Donato Lozito e il forzista Giancarlo Monti: «Nel ’45 avevo sette anni, ho assistito al martirio di Angelo Pegoraro, ma anche alla caccia al’uomo contro un milite della X Mas che abitava come me alla Cascinetta ed era stato arruolato contro la sua volontà. Ecco perché faccio fatica a prendere la parola, dopo aver visto tanta acredine e sofferenza». Una riflessione che ripropone il dubbio sollevato da Pierluigi Galli: si può chiudere con una proposta di legge una pagina di storia e il dibattito, quando ci sono ancora tante persone che ricordano quei tragici fatti?
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