Raccolta differenziata, Barcucci (Legambiente): “nella frazione umida ci finisce anche la plastica”
"Bacchettata" la gestione rifiuti. "Raccolta inchiodata da anni alle stesse percentuali, e in varie mense scolastiche la plastica viene gettata nei sacchi dell'umido"
La raccolta differenziata è un’ottima cosa, ma fatta come si deve, pena "produrre" un rifiuto buono sì e no per l’inceneritore. Ne è convinto Andrea Barcucci di Legambiente Busto Arsizio, che scrive una sorta di "letterina di inizio anno" al sindaco Farioli sul tema. Partendo dalla questione dell’affidamento del servizio di raccolta.
"Pare che il Comune da Lei diretto" scrive Barcucci "sia sempre più lontano dal controllo della situazione come ente pubblico, come comunità di cittadini.
Senza giri di parole, la privatizzazione dei servizi che avete lasciato ad Agesp è un fatto molto incerto per il destino della qualità dei servizi. A cominciare dal ramo della raccolta dei rifiuti, una delle attività storiche di questa azienda; pubblica in origine, privata oggi". Precisiamo: "privata" solo nella forma societaria, essendo controllata al 100% dal Comune.
"Peccato che Agesp non abbia sviluppato, in questi lunghi anni di esclusivo potere sulla raccolta dei rifiuti una struttura capace di autoregolarsi secondo le reali tecniche aziendali. Per autoregolazione intendo la capacità di provvedere in maniera autonoma al miglioramento del servizio, costruendo al proprio interno i meccanismi di controllo e di informazione utili a svolgere il ruolo a 360 gradi. Ad esempio latitano i programmi di educazione ambientale e di informazione ai cittadini". Giudizio forse ingeneroso, visto che Agesp qualche campagna, ad esempio contro l’abbandono dei rifiuti, l’ha lanciata.
"Da anni" insiste Barcucci "ci sono vuoti nel calendario dei ritiri settimanali; pazienza. Da anni i cittadini non hanno materiale informativo sulla raccolta differenziata bene organizzata; pazienza. Da cinque anni Busto Arsizio è incollata alla cifra del 53-54% di raccolta separata delle tipologie dei rifiuti; pazienza, anche se ogni anno faccio presente questo fatto all’assessore all’ambiente".
E forse qui sta un nocciolo della questione. "L’assessore Armiraglio" continua l’esponente locale del Cigno Verde "ha promesso in varie occasioni che il Comune interveniva per migliorare questo dato agendo sulle scuole. Nelle molte e importanti scuole bustesi non veniva infatti raccolta la carta, ad esempio. Anche il rifiuto detto’”umido” della mensa interna delle scuole cittadine rientra in questa categoria. Eppure anche per il 2008 Busto Arsizio ha raccolto solo l’usuale 54% di rifiuto differenziato! Cosa non torna nel bilancio di questi sforzi ? Non lo so, ma credo che ci siano vari problemi. Alcuni li ho già accennati".
Poi c’è quello, "gravissimo" per Barcucci, che la gran parte delle mense scolastiche bustesi "gettano anche i piatti, i bicchieri e le posate di plastica non biodegradabile all’interno dei grandi sacchi di umido. Lo ho verificato di persona in svariate scuole cittadine". Segue un tipico balletto: "Agesp, come ha riferito una persona informata, ha tentato di lasciare sul posto l’umido inquinato dalle stoviglie in plastica. Poi la ditta che gestisce l’appalto di tutte le scuole cittadine ha assicurato che le sue stoviglie, i bicchieri e le posate fornite agli alunni sono in materia biodegradabile. Dai nostri controlli non è così: trattasi di comune ed economica plastica" sostiene Barcucci. Plastica che andrebbe quindi a mischiarsi a quello che dovrebbe essere rifiuto puramente umido, creando un rifiuto "spurio" che, asserisce, costa di più smaltire. E che fine fanno questi sacchi, si chiede Barcucci? L’umido viene stoccato presso Accam, ma poi, accertatane la natura? Risulterebbe una parte di raccolta di umido di fatto "fittizia"; le cifre, insomma, non direbbero tutto sulla realtà dei rifiuti made in Busto.
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