“Brexit, spread e recessione? Ve li spiego su Instagram”

Imen Boulahrajane, studentessa di economia meglio conosciuta come Imenjane su Instagram, ha deciso di ricorrere ai social network per spiegare l'economia e la politica

«L’idea mi è venuta dal nulla: quest’estate, a cena con degli amici, stavamo parlando del più e del meno ed è uscito il tema dello spread. Mi sono accorta che tutti i miei coetanei non avevano idea di cosa fosse lo spread, o un titolo di stato, e a quel punto mi sono bloccata. Non era possibile che degli universitari non sapessero cosa stesse succedendo in Italia».

Ha raccontarlo è Imen Boulahrajane, studentessa di economia meglio conosciuta come Imenjane su Instagram, che quest’estate ha deciso di ricorrere ai social network per spiegare degli argomenti di economia e politica strettamente attuali. Il suo metodo è infallibile: studio e passione alla base, corredati da chiarezza espositiva e capacità di sintesi, oltre a un ottimo utilizzo del medium. Nel giro di pochi mesi, prima con gli appuntamenti domenicali “Economia in pillole” e poi con stories ad hoc su Brexitrecessione e Bceha raggiunto un pubblico – quasi esclusivamente giovanile – di 24mila follower che ormai non si perde un appuntamento con Imen.

Per la sua attività sui social è stata recentemente invitata nella trasmissione di Giletti ‘Non è l’Arena su La7, e precedentemente in ‘Dalla vostra parte’ e ‘Quinta Colonna’ su Rete Quattro, oltre a diverse ospitate nei talk show politici di Telelombardia.

In una chiacchierata informale, Imen ci ha spiegato la sua attività sui social e il suo rapporto con l’informazione, che nasce da molto lontano:

«Io sono marocchina e quando ero piccola c’erano solo due famiglie straniere a Oggiona con Santo Stefano, il comune in cui abito», ci racconta Imen. «Quando c’è stato l’attentato alle Torri Gemelle, io subii un trauma: In classe, il giorno dopo, la maestra mi chiese davanti a tutta la classe: ‘Imen, cosa ne pensate a casa?’. Ricordo quel giorno come fosse ieri, perché per la prima volta mi sono sentita diversa dagli altri; per cui, se fino a quel momento nessuno mi aveva chiesto nulla, ora dovevo informarmi e avere un’opinione su quello che succedeva. A neanche dieci anni dovetti studiare la Guerra del Golfo e sapere chi erano Bush, Colin Powell e Saddam Hussein perché per strada ci fermavano e ci chiedevano cosa ne pensassimo. Quel momento storico mi costrinse a informarmi. È così che nasce il mio rapporto con l’informazione. In maniera un po’ traumatica, ma questo mi ha spinto a essere sempre aggiornata su come andava il mondo. Poi, quando frequentai il liceo scientifico di Gallarate ebbi un professore di storia e filosofia, Piraino, che cercava di farci capire le ragioni economiche delle guerre che via via studiavamo. Lì iniziai ad appassionarmi all’aspetto economico della società. Sono sempre stata molto attenta a questi temi, di cui in casa discutiamo spesso quando guardiamo il TG».

Tutto questo ti ha spinto quindi a fare informazione sui social.

Sì. Amo tantissimo i social, sono uno strumento eccezionale che va sfruttato al meglio. Ed è lì che stanno le persone e soprattutto i più giovani. Mi fa male vedere che finiscano per essere uno strumento ad uso quasi esclusivo degli influencer. Oggi sono gli strumenti più potenti, ma manca uno spazio di informazione vera e di qualità. Oggi, se associamo l’informazione ai social tutti pensano alle fake news, o alla post verità, utilizzando un termine sdoganato dall’Oxford Dictionary, che nel 2016 la scelse come parola dell’anno. Non si può negare che le fake news esistano, e che trovino terreno fertile sul web. Internet è la rivoluzione del mondo e lasciarlo in mano a chi lo usa  a scopi populisti o di puro marketing sarebbe un errore imperdonabile per tutti noi. Amando tantissimo i social ho voluto iniziare questo piccolo progetto, non dando delle “pappe pronte” o degli slogan, ma dando le informazioni giuste per rendere partecipi tutti – e anche la possibilità di pensarla diversamente da me. Oggi non siamo liberi se non siamo informati, perché non possiamo formarci un’opinione.

Quindi il mondo dell’informazione non fa abbastanza da questo punto di vista?

No, assolutamente. Oggi solo una percentuale minoritaria delle persone legge i giornali, e la quota è enormemente più bassa tra gli under 30 (secondo l’Annuario Statistico dell’Istat 2017, il 43,9% sfoglia il giornale almeno una volta a settimana, e nella fascia tra i 18-24 anni la percentuale è del 35%, ndr). Uno dei grandi problemi dei giornali è il target. I giornalisti si rivolgono al professionista che ha già una base di conoscenze radicata, ma così si esclude la platea dei neo-diciottenni che si avvicinano per la prima volta al voto, che non sanno come si vota. Quindi c’è una voragine nell’informazione, perché molte persone sono tagliate fuori in partenza. E poi, ovviamente, ci sono i social, su cui oggi naviga la stragrande maggioranza delle persone. Ed è lì che bisogna agire. Per questo motivo ho deciso di sfruttare questi canali – in particolare Instagram – per comunicare proprio alle persone, ai giovani, che altrimenti non si informerebbero.

Infatti alcune tue stories sono basiche. A volte hai ricevuto domande come ‘Qual è il ruolo della May?’

A volte chi comincia a guardare le mie storie mi vede lontana, non si sente a suo agio a farmi domande. Per questo io pubblico spesso le interazioni e le domande che mi vengono fatte, per far capire che mi si può chiedere di tutto. Si deve partire sempre dal principio: la metà delle persone fino a poco tempo fa mi chiedeva chi fosse Tajani. Quando le prime volte parlavo di Brexit ho dovuto specificare “Theresa May – premier britannica”, la gente non sapeva chi fosse! Se nomino David Cameron devo precisare “predecessore di Theresa May”. Ma non bisogna farne una colpa a nessuno; con le mie stories cerco di avvicinare proprio quei miei coetanei che determinate cose non le sanno, e far capir loro che non si tratta di argomenti distanti anni luce da loro, ma il contrario. Se si crea una comunicazione coerente, consci di queste ‘lacune’, con grande cura del canale che si sta utilizzando, si possono attirare tantissime persone. Ricevo sempre più messaggi di persone che non solo cominciano a capirne qualcosa, ma si appassionano anche. E questo mi rende orgogliosa.

Oltre ai commenti entusiasti di chi ti segue ricevi commenti negativi, critiche o insulti?

Sì, mi seguono persone di diversa estrazione, a volte anche solo per rimanere aggiornati – che in realtà è anche un mio obiettivo. A me non piace rivolgermi solo alla platea di ragazzi cosmopoliti che già hanno la loro idea di mondo, magari affine alla mia; il mio sforzo è anche far capire i meccanismi ai ragazzi che magari votano, che la pensano diversamente da me, ma senza un’idea chiara della politica al di là della propaganda. Avrei il gioco facile a parlare solo con persone aperte e di mondo. E sì, a volte ricevo insulti, ma ciò non mi tange minimamente.

Come gestisci la tua appartenenza politica in questo servizio di informazione?

Non nascondo di aver partecipato alla campagna elettorale di Beppe Sala, ma nel Partito Democratico sono sempre stata una voce critica. Cerco, però, di non dare al mio pubblico il modo di insultarmi sul piano politico, altrimenti si creerebbero delle tifoserie – che esistono già. Evito assolutamente di criticare apertamente i principali esponenti di governo, e nelle stories cerco sempre di spiegare le tematiche in maniera imparziale, citando quotidiani autorevoli – italiani e internazionali – e dati verificati. Se dico che lo spread si sta alzando, o che siamo in recessione tecnica, sono fatti incontrovertibili, non opinioni personali. Seguendo spesso le vicende della House of Commons (la Camera dei comuni inglese, protagonista spesso e volentieri del filone delle stories di Imen sulla Brexit, ndr) ho imparato che insultare senza argomentare non ha nessun tipo di efficacia. Anzi, spesso ha il solo effetto di polarizzare ancor più le posizioni.

Un’ultima domanda, secca: quanto dura il governo?

Penso che dopo le Europee si andrà a elezioni. Salvini vuole passare all’incasso di tutti i voti che sta guadagnando in questi mesi. Le tensioni all’interno della maggioranza sono troppo evidenti, quindi non penso che supererà l’estate. E, allo stato attuale, lo scenario più probabile è un governo di centrodestra, con Salvini leader assoluto e Berlusconi e Meloni con qualche ministero minore.

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Pubblicato il 28 marzo 2019
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Commenti

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  1. Scritto da diadora

    brexit.
    si rivota finche non vince il si resta in ue
    spread… è una presa per…..
    lo spead… i mutui si alzano… ma che andassero a quel paese ( alberto sordi docet)

    sono cose molto semplici

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