Colombo (Confartigianato): la nostra forza sarà l’identità
Secondo il direttore di Confartigianato Imprese Varese, nonostante i dati critici nel confronto con le altre province lombarde, restano forti potenzialità che possono esplodere in una nuova dimensione sovraterritoriale da valorizzare
Le ultime analisi congiunturali locali rilevano una flessione della fiducia delle imprese intervistate e indicatori di produzione non in linea con le aspettative dei mesi scorsi. Da dove originano queste dinamiche? Sono conseguenza delle decisioni, o meglio dalle incertezze della politica economica del Governo, o sono i sintomi di qualcosa che non gira come dovrebbe nell’economia del nostro territorio?
«Per dare una risposta, o fornire anche solo alcuni spunti di riflessione in merito, abbiamo voluto analizzare alcuni “sintomi” dello stato di salute dell’economia della provincia utilizzando dati Istat e altre fonti nazionali e regionali rielaborate su incarico di Confartigianato Varese da The European House Ambrosetti» spiega il direttore di Confartigianato Varese, Mauro Colombo.
I dati relativi alla crescita, collocano la provincia di Varese tra quelle che, nel periodo 2004-2017, sono cresciute esattamente la metà del tasso medio della Lombardia. «Il valore aggiunto pro-capite, nel medesimo periodo – continua Colombo – è salito del 10% ma è rimasto al di sotto del 24% lombardo». Peggio di Varese hanno fatto solo Pavia, Cremona e Lecco. Certo, la provincia di Varese «resta una forza economica importante ma non possiamo trascurare che ha sofferto più di altri territori lombardi della crisi e ha impiegato più anni (ben otto) a colmare il gap in termini di valore aggiunto perduto».
Altri elementi di rilievo sono il trend di decrescita delle imprese (soprattutto nel comparto delle micro e piccole imprese) e l’export che, pur restando elemento di eccellenza, negli ultimi anni si è attestato all’11,2% contro il 27,9% di crescita lombarda.
Per quanto riguarda l’occupazione la nostra provincia non brilla. «Varese è la seconda peggior provincia lombarda per risultati occupazionali – spiega Colombo – Il tasso di disoccupazione, pur lontano dalla media italiana, è infatti cresciuto dell’1,4% e, seppure il territorio conservi una forte vocazione manifatturiera, il trend di decrescita del numero di imprese operanti nel settore in provincia è superiore a quello lombardo, così come l’orientamento tecnologico – ovvero il numero di startup innovative presenti ogni 100mila abitanti – presenta una densità lontana da quella di provincie come Milano, Bergamo, Lecco e Brescia, Pavia e Lodi».
Queste criticità «evidenziano con chiarezza una non trascurabile perdita di competitività e di capacità di stare al passo dei migliori» sottolinea il direttore di Confartigianato Varese che rimanda, come ulteriore elemento di riflessione, alle «dinamiche di invecchiamento della popolazione residente, particolarmente marcate se paragonate alle cifre lombarde e nazionali».
Significativa anche la misura della risonanza mediatica sul web del territorio: rispetto agli altri territori lombardi, «quello di Varese ha infatti una rilevanza tra le più basse, pari alla metà di province come Monza e Brianza, Como, Brescia e Lodi (Milano esclusa). Dal web monitoring effettuato da TEH-Ambrosetti, emerge così una provincia in parte anonima, senza evidenze di particolari competenze o fonti di attrazione, la cui notorietà è riconducibile principalmente a lago e pallacanestro, Sacro Monte e Campo dei Fiori».
Un gap di “visibilità” «del quale prendere atto e da affrontare selezionando e facendo invece emergere, tra le peculiarità, quelle più “resilienti” rispetto alle dinamiche dell’economia e della società del futuro e fare su questa leva per attrarre interessi, risorse e professionalità».
Tanto più che, alla voce valore aggiunto, figura l’infrastrutturazione odierna (la Provincia di Varese si posiziona ai primi posti in Lombardia per dotazione infrastrutturale, in particolare aeroportuale e ferroviaria) e quella potenziale, alla luce della collocazione al centro del corridoio Reno-Alpi, dello sviluppo costante dell’aeroporto di Malpensa (già oggi secondo scalo per numero di passeggeri e primo per merci movimentate) e della continua espansione del più grande interporto fra ferrovia e strade d’Europa.
«Quella di Varese è dunque una provincia che può non solo conservare la sua importanza ma può far esplodere tutte le sue potenzialità innestandosi in una nuova dimensione sovraterritoriale, fortemente integrata con le aree limitrofe e accentuando ogni forma di collaborazione e di interesse per le dinamiche e le progettualità dei territori confinanti, in particolare per quello di Milano».
È in quest’ottica che, secondo Colombo, serve interrogarsi su come si ponga il sistema economico-produttivo varesino all’interno di uno scenario complesso come quello della Lombardia e, più in generale, dell’Europa. Quali sono i pilastri da fare emergere, quali le opportunità da cogliere? Quali gli indirizzi a sostegno dei settori e delle aziende che hanno mostrato più di altri negli anni una forte capacità di interazione e adattamento?
«Per rispondere a queste domande – suggerisce il direttore di Confartigianato – è necessario in primo luogo vincere le diverse posizioni che appaiono conservatrici, preoccupate di difendere e valorizzare un “localismo” non solo politico ma anche economico, sociale e culturale».
L’importante è, di contro, creare una nuova sinergia per «interagire di più e più a fondo per sovvertire regole e consuetudini e, su ciò che di nuovo viene creato, indirizzare politiche di sviluppo appropriate».
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