Sinti, ora lo scontro è sulla cena serale

Sabato è stata servita, Cassani è andato su tutte le furie: "Qualcuno si è sbagliato: solo letto e colazione, se vogliono vadano alla mensa dei poveri a pranzo". Domenica garantita comunque la cena, il sindaco di Somma chiede di cercare soluzioni e va dal Prefetto

gallarate generico

Dura un giorno solo la “tregua” dopo lo sgombero del campo sinti. E la domenica si trasforma subito in giornata agitata, dopo che il sindaco di Gallarate Andrea Cassani ha chiesto uno stop alla fornitura dei pasti serali alle famiglie sinti trasferite in albergo. Domenica sera la cena è stata infine garantita, ma la questione rimane aperta.

Dopo che il tema era stato dibattuto nelle scorse ore (Solo colazione o anche cena, alle persone spostate da Gallarate?) il sindaco Cassani ha reagito con durezza, chiedendo agli uffici comunali di cambiare linea: sì a letto e colazione, no alla cena. «La cena non è compresa. Sabato qualcuno si è sbagliato e ha fatto distribuire una cena che non avrebbe dovuto concedergli» attacca Cassani, che ha appunto chiesto ai funzionari del Comune di cambiare linea. Cassani fa anche i conti: «L’importo stanziato per l’accordo non negoziabile era 1000 euro per ogni minore più qualche costo per le tende in via Pacinotti, si parlava di 40mila euro. Ora, con 69 persone in albergo a 20 euro il costo è più o meno quello. Certo con la cena sarebbe maggiore, per questo non voglio».

E dunque? «Se gli va bene non ci sono problemi, altrimenti se ne vadano dall’hotel, tornino nelle roulotte. Stiamo già dando troppo per questa villeggiatura» spiega Cassani.
«Il sindaco ha insistito con i funzionari per far togliere la cena alle famiglie» conferma l’avvocato Pietro Romano, dopo aver seguito l’evolversi della situazione nell’arco della domenica. E Romano, da legale delle famiglie sinti, è pronto a riaprire la battaglia anche sul piano legale, partendo dall’idea che «la circolare Piantedosi [del Ministero dell’Interno, ndr] dice che il Comune deve provvedere al mantenimento delle persone sgomberate. Come possono cucinare in albergo?».

La vicenda della cena riporta anche al centro la questione dei rapporti tra Gallarate e Somma Lombardo. Se venerdì il sindaco sommese Stefano Bellaria ha fatto sapere il suo stupore («neppure avvertiti da Gallarate»), oggi viene ribadita l’attenzione al caso sociale delicato: «Con l’assessore sociale Stefano Aliprandini siamo andati oggi all’hotel e abbiamo avuto modo di parlare con i sinti, il legale e il loro “patriarca”, il signor Vitaliano, con cui ho chiacchierato a lungo in dialetto lombardo» spiega, con un pizzico d’ironia «per stemperare la tensione», il sindaco Bellaria, che oggi andato sul posto per vedere e toccare con mano il clima che si respirava, fatto anche di molta tristezza e dolore.

«Anche questa sera (domenica, ndr) la cena è stata regolarmente servita» assicura Bellaria. «Domani sarò dal signor Prefetto, per capire quali azioni per favorire il ritorno a Gallarate di persone che si sentono gallaratesi. Proverò a sollecitare anche un servizio di trasporto per garantire la frequenza scolastica a Gallarate» aggiunge il sindaco di Somma, che ricorda che tra i sinti ci sono nove alunni delle scuole Padre Lega, tre delle Pellico di Cedrate, due Cascinetta, uno di Crenna, un bimbo della scuola dell’infanzia. «Ci interessa anche evitare un ulteriore shock a bambini e ragazzi, adoperandoci perché almeno a livello scolastico possano tornare alla normalità».

Bellaria comunque ricorda che «è una questione di Gallarate, ma noi cercheremo di collaborare per quanto possibile, se Gallarate lo vorrà. Ho visto persone tranquille, abbiamo 29 giorni per trovare una soluzione, ma bisogna cercarla».

Certo la posizione del suo collega di Gallarate rimane molto ferma: «La cena non è compresa. Il Comune assicura pranzi che vengono dati a persone in difficoltà sociale: i sinti possono andare alla Mensa del Buon Samaritano (della Caritas, ndr) . E poi i vari gruppi sinistrorsi e le associazioni, invece che fare manifestazioni, potrebbero ospitarli a cena la sera».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 02 dicembre 2018
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