Quando il Giappone sfiorò la catastrofe

L'ex primo ministro giapponese Naoto Kan all'auditorium Paccagnini per il film 'Un coperchio sul sole'; il racconto drammatico di chi ha vissuto da protagonista quei giorni

Generico 2018

“Per via di un errore di progettazione della valvola del quarto reattore, si è evitata l’esplosione. E, fortunatamente, c’era abbastanza acqua; altrimenti, i danni diretti del disastro nucleare avrebbero riguardato metà della popolazione giapponese. Dobbiamo ringraziare Dio o la fortuna”. L’ex primo ministro giapponese Naoto Kan è stato a Castano Primo per presentare – per la prima volta in Italia – il film ‘Un coperchio sul sole’.

Insieme al produttore cinematografico Tamiyoshi Takibana e a una folta schiera di amministratori locali, si è parlato a lungo di quei giorni intensi, in cui il Giappone ha visto il baratro e, in qualche modo, si è tirato fuori con grande unità nazionale. Il sindaco di Castano Giuseppe Pignatiello, raggiante, ha voluto ringraziare gli ospiti e le tantissime persone giunte al Paccagnini per un evento importante per Castano, fortemente voluto dall’Ecoistituto della Valle del Ticino. La sala era completamente piena. “È un regalo – afferma Pignatiello – che ci siamo fatti tutti noi. Avere qui tante persone e amministratori locali ci riempie d‘orgoglio. Ho già avuto modo di parlare con l’ex primo ministro a Cuggiono; è una occasione fondamentale per parlare di temi delicati come il nucleare, e più in generale la difesa dell’ambiente”.

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Tra i presenti, anche il rappresentante della Federazione Nazionale dei Verdi, il presidente della Onlus Mondo in cammino Massimo Bonfatti, tra i promotori dell’evento e il presidente dell’Ecoistituto Oreste Magni. “Si parla dei rischi del nucleare da 30 anni”, dice Bonfatti, che con la sua onlus è attivo da più di 10 anni per sensibilizzare sulle problematiche del nucleare. “Ma – continua – di Cernobyl le conseguenze per via genetica si vedono solo oggi: il 90% circa dei bambini ha patologie cardiache. Le conseguenze sul territorio si protrarranno per 200mila anni, e il cesio 137 sparirà completamente soltanto tra 300 anni. Ma stupisce come ci siano ancora molte persone che difendono l’uso dell’energia nucleare. C’è persino una legge, del 1989, la quale prevede che, per pubblicare le conseguenze dei disastri nucleari, sia necessario il consenso di Iea (l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ndr)”.

Anche Naoto Kan, che ha vissuto in prima persona e da primo ministro quei giorni del marzo 2011, è ben conscio dei rischi del nucleare: “L’energia nucleare non è pulita”, dichiara fermamente a seguito di una domanda del pubblico. “Anch’io, prima di quel l’incidente, pensavo che la tecnologia giapponese fosse all’avanguardia, pronta per fronteggiare qualsiasi rischio. Ma non è così”. Kan ricorda anche come il Giappone si sia salvato anche con quello che Bonfatti ha chiamato ‘fattore C’: “Non è usuale per un politico parlare di fortuna, dovremmo parlare sempre di scienza; ma in quel caso, devo proprio dire grazie a Dio o alla fortuna”.

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“Dopo quel disastro, il mio partito (il Partito Democratico, ndr) ha fatto in modo che 23 centrali nucleari fossero messe fuori uso. I governi successivi, d’accordo con la Tepco – la compagnia che gestisce la centrale di Fukushima – ne hanno riaperte alcune”.

Kan si scaglia proprio contro la Tepco e il suoatteggiamento definito ambiguo: “All’inizio la compagnia decide di partecipare al sostegno delle vittime, ma col tempo l’impegno è calato. Inoltre, contesto il monopolio che ha sull’energia: in Giappone, ci sono compagnie che gestiscono le rispettive aree, senza concorrenza; così possono aumentare a piacimento il prezzo dell’energia. È un sistema che va cambiato. Noi abbiamo iniziato un processo contro la Tepco. Hanno vinto loro, ma stiamo già preparando il ricorso”.

L’incontro è andato avanti oltre la mezzanotte per le tantissime domande del pubblico; tutti i relatori sono stati concordi nel ribadire la necessità di un passaggio a energie rinnovabili e sostenibili: “I climatologi – afferma Magni – sono concordi nel fissare al 2030 la data di non ritorno, oltre la quale sarà impossibile fermare il processo di riscaldamento globale. È questo che ci stanno ricordando le giovani generazioni, e che noi dovremmo ascoltare”, ha detto, ammiccando ai giovani di Fridays for future a cui ha seguito un applauso scrosciante e prolungato di tutta la sala.

di caccianiga.marco@yahoo.it
Pubblicato il 02 novembre 2019
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