Divisi tra famiglia e religione, ecco chi sono i diaconi varesini

Nelle parrocchie di montagna o di città, al fianco della Caritas o nelle chiese, sono spesso sposati e con figli. Quanti sono e cosa fanno i “ministri“ al servizio della comunità cristiana

Avarie

Celibato tra i sacerdoti o preti sposati? Tema caldo e dibattuto perché se da un lato si registrano aperture come nel caso del sinodo sull’Amazzonia, dall’altro una parte consistente e autorevole della chiesa è contraria a rinunciare al celibato dei preti. Poi, la diatriba di queste ore finita sulle prime pagine dei giornali in merito al libro “Dal profondo del nostro cuore“ firmato di sicuro dal cardinale Robert Sarah (e sul quale il papa emerito Benedetto XVI ha imposto il ritiro della sua firma) in cui si ribadisce l’indispensabilità del celibato sacerdotale, sostanziale bocciatura della proposta contemplata dal Sinodo.

Ma il matrimonio ha già oggi a che fare con gli uomini di chiesa, i ministri di culto che hanno ricevuto il primo grado del sacramento dell’ordine: i diaconi. Un tema trattato dalla stampa e di cui ne ha parlato di recente Repubblica in un articolo (foto sotto) nel quale si faceva riferimento ad un diacono di Busto Arsizio, Francesco Nicastro intervistato dal giornalista Paolo Rodari. 55 anni, sposato, Nicastro è uno dei 4.400 diaconi permanenti italiani che si occupano di questioni che da vicino hanno a che fare con le attività parrocchiali.

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Non possono officiare la messa, confessare o dare l’estrema unzione, e non hanno l’obbligo di indossare abiti particolari ma svolgono funzioni importanti come celebrare la liturgia della parola, celebrare matrimoni, predicare e presiedere i funerali. Ma soprattutto si spingono dove i parroci faticherebbero ad arrivare a causa dell’oramai annosa mancanza di vocazioni che si traduce in sempre meno sacerdoti per territori sempre più ampi. Una lacuna che viene colmata dal lavoro quotidiano di questa figura.

Ma quanti sono i diaconi in provincia di Varese?

Innanzi tutto è necessario distinguere fra la diocesi di riferimento: gran parte del Varesotto rientra difatti in quella di Milano ma esiste una piccola enclave che sta sotto la diocesi di Como; si tratta sostanzialmente di due valli varesine, la Valcuvia e la Valmarchirolo che comprendono i vicariati di Cittiglio, Canonica e Marchirolo. In queste realtà che hanno a che fare con territori montani il lavoro del diacono è prezioso, e i diaconi sono in tutto 3, fra cui anche Salvatore Sala, assegnato anche alla chiesa di Sant’Ambrogio ad Arcumeggia, il paese dipinto che sovrasta Casalzuigno dove sono custoditi preziosi affreschi per le vie del borgo. Tenere in ordine, aprire la chiesa, organizzare momenti di preghiera e incontrare i fedeli: sono tutti i lavori del diacono, oltre naturalmente all’incontro coi fedeli.

Ben più nutrito è il gruppo di diaconi che invece fanno capo alla grande diocesi di Milano, strutturata in sette aree. «Si chiamano zone pastorali, e in quella di Varese sono presenti 28 diaconi permanenti –  spiega don Giuseppe Como, che risponde al telefono dal seminario arcivescovile di Venegono Inferiore – . Ma attenzione: nella zona pastorale di Varese rientrano anche alcuni Comuni del Comasco come i paesi nella zona di Appiano Gentile, Locate, Carbonate e altri centri».

Il numero verosimile è di 25. Religiosi che svolgono il Ministero portando avanti le più svariate attività professionali e che hanno moglie e figli: l’ordinazione può essere presa anche per chi ha già contratto matrimonio, ma una volta diventati diaconi non è consentito sposarsi. È diacono permanente dal 2002 Giovanni Baggio, 58 anni, sposato e con due figlie: è rettore del collegio De Filippi di Varese e presidente nazionale dell’AIART (Associazione Italiana Ascoltatori Radio Telespettatori), responsabile dell’organizzazione e della conduzione di convegni e corsi di formazione. «La mia vita? Da quando sono diacono si è un po’ complicata (ride al telefono) ho cominciato nel mio paese d’origine, a Cantello, poi sono stato trasferito alla chiesa della Brunella, poi a Casbeno e a Bosto. Diciamo che la vita si è arricchita, si è ampliata la visuale».

È diacono Enrico Aspesi di Cardano al Campo, fondatore della cooperativa sociale “Il Seme“. Aspesi, 68 anni, diacono dal 2006 è sposato, ha cinque figli e sul ruolo di questa figura nella società non ha dubbi: «Prima vengono famiglia, e lavoro. Poi il Ministero – spiega – . La vita del diacono è normale ma con compiti molto diversi: c’è chi presta servizio nei cimiteri e si occupa di celebrare i funerali. Altri, per esempio in Duomo ascoltano i fedeli, altri ancora si prendono cura delle piccole comunità montane». Enrico Aspesi è anche responsabile della Caritas Decanale e ha diversi incarichi in parrocchia e a livello diocesano. «Non si fanno cose eccezionali, si continua a vivere la propria vita coniugale e da genitore in maniera uguale a quella di tutti, ma con la consapevolezza di rappresentare Gesù in ogni momento».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 15 Gennaio 2020
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