Fiom: “Il problema non è la flessibilità in uscita”
Per Matteo Berardi (Fiom-Cgil e rsu Whirlpool) il presidio organizzato fuori dall'azienda «non è contro qualcosa», ma occorre puntare i riflettori anche sugli ammortizzatori sociali
«Il nostro sciopero non era contro qualcosa o qualcuno, anzi è un sostegno alla trattativa e sebbene non fosse unitario la grande adesione dei lavoratori è un ottimo segnale. Come Fiom e rsu della Whirlpool pensiamo che vadano puntati i riflettori su questa riforma del lavoro sia per la parte riguardante l’articolo 18 ma anche per quella parte riguardante gli ammortizzatori sociali, aspetto che, vista la situazione, ci coinvolge direttamente». Matteo Berardi, rsu dell’azienda di Cassinetta, segue con una certa trepidazione l’andamento della riforma del lavoro annunciata dal governo Monti e ormai giunta in dirittura di arrivo.
I lavoratori della Whirlpool, oltre allo sciopero, hanno fatto anche un’assemblea, per discutere e confrontarsi sulla riforma. «C’è preoccupazione e attesa – continua Berardi – e noi come lavoratori pensiamo che in questo momento il problema non sia la flessibilità in uscita, ma sono gli investimenti per far ripartire la nostra economia. Senza di quelli il futuro è grigio. Inoltre, lo sciopero per noi della whirlpool significa riaffermare e valorizzare il valore del lavoro, in un momento che per quanto ci riguarda vede 495 alle porte».
Il ministro Elsa Fornero ha annunciato ancora quarantotto ore di tempo per "trattare" sulla riforma, anche se Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha già detto di non condividerla. In particolare non ha accettato la parte che ritocca le normative sui licenziamenti e l’articolo 18. «Viene meno la funzione deterrente per cui l’impresa è costretta a reintegrare il lavoratore se sbaglia quel licenziamento». Una scelta che, secondo la Camusso, farebbe pensare che il governo punti ai licenziamenti facili, ragione necessaria e sufficiente a far dire no alla Cgil.
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