Scola: “Per l’immigrazione serve un nuovo piano Marshall”

L'arcivescovo di Milano è intervenuto al ciclo di incontri "Pensare futuro" organizzato per i 30 anni del Centro Gulliver

È stata una mattinata ricca di spunti per i presenti al terzo appuntamento di “Pensare futuro“, manifestazione per i 30 anni del Centro Gulliver. Al Teatrino Santuccio l’arcivescovo di Milano Angelo Scola è stato il protagonista dell’incontro dal titolo “Il pensiero in Cristo in una convivenza plurale”.

Scola, intervistato da Valerio Melandri, riprendendo le parole di Papa Francesco, ha sottolineato l’importanza di costruire una società solidale, basata sul dono e sull’accoglienza. «Ci sono ancora troppi esclusi – ha detto l’arcivescovo – . A Milano li trovi proprio nei quartieri che negli anni Sessanta hanno accolto tanti immigrati provenienti dal sud Italia. Le difficoltà nascono dalle dimensioni del fenomeno che non ha paragoni rispetto al passato: oggi ci sono 200 milioni di persone che si stanno muovendo sul pianeta in un tempo relativamente breve. Un movimento che crea un meticciato di cultura e di civiltà».

A CIASCUNO IL SUO – Il cardinale  ha ricordato che per affrontare i nuovi tempi non si deve giocare in difesa, chiudersi non serve a nulla. Piuttosto occorre che i tre principali soggetti impegnati sul campo facciano la loro parte. «La chiesa – ha continuato Scola – non può non farsi prossimo nei confronti di chi arriva, è sua la prima risposta per aiutare queste persone ad alzarsi nell’immediato bisogno. Le autorità istituzionali devono elaborare un piano sull’immigrazione, una sorta di piano Marshall che aiuti a creare nei paesi dei migranti le condizioni per viverci. Il terzo soggetto è la società civile che porta su di sè il compito più gravoso perché è di lungo periodo che si rivolge alle scuole, ai quartieri e agli  oratori».

IL NOSTRO POPOLO NON È RAZZISTA – L’immigrazione come è sempre capitato ha scatenato fenomeni razzisti e di diffusa xenofobia. «L’identità non si costruisce in difesa o in negativo – ha sottolineato Scola – e non credo che il nostro popolo sia razzista. Negli ultimi vent’anni ci sono stati sommovimenti enormi e rapidi che hanno scatenato un sentimento di paura che è sempre una cattiva consigliera. In questa fase dobbiamo richiamarci alla sussidiarietà, ai diritti fondamentali della persona, alla solidarietà. Non possiamo rispondere come Caino: “cosa c’entro io con mio fratello”».

I GIOVANI – Scola rifugge i luoghi comuni sulle nuove generazioni e non demonizza la tecnologia, i social network e la rete, troppo spesso appiattite sull’attimo presente e sull’istante. «I ragazzi sono molto creativi – ha concluso l’arcivescovo di Milano –  ciò che manca è la condivisione, l’elemento solidale e di comunità. Il bene sociale, in quanto responsabile, è anche politico e un cristiano è sempre chiamato ad essere se stesso».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 dicembre 2016
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