L’arresto di Rivolta e gli affari sull’ospedale unico, così è crollato l’impero di Caianiello

Dalle dichiarazioni fatte ai pm di Busto che avevano fatto emergere il sistema corruttivo tra imprenditori, professionisti e amministratori, è nata l'indagine che ha portato in carcere il mullah

danilo rivolta sindaco lonate pozzolo

La terza parte dell’indagine “Mensa dei Poveri” nasce da quella che lo stesso pm Luigi Furno aveva portato a termine quando era in servizio alla Procura di Busto Arsizio. L’inchiesta aveva portato, nel 2016, all’arresto del sindaco di Lonate Pozzolo Danilo Rivolta, del fratello e della compagna (all’epoca assessore all’Urbanistica a Gallarate) oltre ad aver portato alla luce numerosi fatti di corruzione consumati nel Comune di Lonate Pozzolo.

Dal rifiuto delle dimissioni alla condanna, 4 anni a Danilo Rivolta

Le rivelazioni che, nel corso di tre interrogatori investigativi successivi al suo arresto, l’ex sindaco Rivolta (condannato in via definitiva ad anni 4 di reclusione con sentenza di applicazione concordata della pena) ha fatto, in ordine a gravissimi episodi corruttivi riguardanti imprenditori ed esponenti politici del varesotto.

Rivolta ha riferito dettagliatamente dell’esistenza di un vero e proprio comitato d’affari «finalizzato – scrive la Procura nell’ordinanza – alla gestione illegittima degli appalti, di consulenze e di incarichi pubblici, facente capo a Gioacchino Caianiello, detto Nino, esponente di primo piano del partito di Forza Italia in Lombardia e Presidente onorario dell’associazione culturale Agorà (corrente politica interna al partito di Forza Italia).

Dalle dichiarazioni di Rivolta emerge chiaramente che, pur non ricoprendo in prima persona incarichi istituzionali, ma servendosi di un gruppo fidato di soggetti istituzionali che lui stesso ha contribuito in maniera determinante a fare eleggere o nominare, piloterebbe l’assegnazione di consulenze da parte di enti pubblici in favore di studi professionali nonché le nomine all’interno di società pubbliche del varesotto, dietro retrocessione di tangenti nell’ordine del 10 % .

Le dichiarazioni di Rivolta hanno trovato riscontri dalle sommarie informazioni della compagna ed ex assessore all’urbanistica del Comune di Gallarate, Orietta Liccati, oltre che in un esposto che è stato inviato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio a firma “Cittadini dell’Ordine” nel giugno del 2017. Esse hanno, inoltre, sin dall’inizio, ottenuto piena ed incontrovertibile conferma dai risultati delle operazioni di intercettazione.

Alla domanda del pm Rivolta risponde in merito alla gestione della questione dell’ospedale unico che la Regione intende costruire tra Busto Arsizio e Gallarate: «Si, la sta gestendo in prima persona Caianiello insieme a Ferrazzi e coinvolge l’assessore alla sanità della regione Lombardia Gallera, tramite l’assessore Sala. L’ospedale dovrebbe sorgere nel territorio di Busto Arsizio, mentre lo sviluppo delle aree commerciali sulla 336 e la viabilità dovrebbe sorgere nel territorio di Gallarate. Parte delle aree del territorio di Gallarate erano di proprietà delle coop che erano state trasformate in aree agricole dalla giunta Guenzani e per tale motivazione vi è un contenzioso per diversi milioni di euro, per il quale il comune di Gallarate aveva incaricato l’avvocato Ercole Romano. Il business era quello di ritrasformare quelle aree agricole in aree edificabili. Caianiello, per il tramite di Besani, ha voluto revocare l’incarico all’avvocato Romano, nominando un altro legale, di cui ignoro il nome. Ho saputo tali notizie per il tramite della mia compagna, Liccati Orietta, che fino al suo arresto era assessore all’urbanistica».

Che Caianiello sedesse allo stesso tavolo di Cassani, Gallera, Maroni e altri esponenti di primo piano delle amministrazioni coinvolte, non è un mistero e lo testimoniano alcune immagini di questi incontri, aperti alla stampa.

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Anche la Liccati racconta di come Caianiello e gli appartenenti alla sua cerchia, subito dopo la scoperta dell’indagine a suo carico e l’arresto di Rivolta, facciano pressioni su di lei perchè cambi avvocato e si affidi proprio all’avvocato Besani. Il timore? «Evitare che potessimo riferire all’autorità giudiziaria circostanze che potessero mettere nei guai Caianiello ed altri» – riferisce la Liccati.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 08 maggio 2019
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