Salute mentale e giovani: «Non bastano i farmaci, serve umanità e prevenzione tempestiva»
La scena dei disturbi mentali non è un’isola, ma un continente che comprende vari ambiti che comprendono la biologia, società e relazioni umane. Una complessità che va tenuta sempre presente
La salute mentale non è un’isola, ma un continente che comprende biologia, società e relazioni umane. È questo il messaggio centrale emerso durante il panel dedicato al benessere psicofisico, che ha visto confrontarsi esperti del settore sulle fragilità delle nuove generazioni e sulle strategie per intervenire prima che il disagio diventi cronico.

L’allarme di Simone Feder: «Oltre il sanitario, serve il sociale»
Secondo Simone Feder, membro del Comitato Regionale Dipendenze Lombardia, la prevenzione è indissolubilmente legata alla capacità di leggere i segnali che si annidano tra i giovani. Segnali che, se trascurati, si trasformano in problemi strutturali. «Quando parliamo di salute mentale, dobbiamo parlare di tempi e di umanizzazione», ha spiegato Feder. «Intervenire tempestivamente è vitale, soprattutto nel mondo delle dipendenze. Possiamo somministrare molti farmaci, ma non bastano: accanto al paziente vorremmo trovare la “persona del cuore”».
Feder ha sollevato un tema critico riguardante il mondo dell’istruzione: quello dei ragazzi “sospesi”. Nelle scuole la situazione è mutata drasticamente: «Non si parla più solo di sportelli psicologici, ma di veri e propri presidi neuropsichiatrici. Dobbiamo arrivare prima: serve un intervento culturale, sociale ed educativo che affianchi quello strettamente sanitario».

Simone Vidale: «Salute del cervello è salute globale»
Il punto di vista neurologico è stato invece approfondito da Simone Vidale, Rappresentante Regionale Lombardia SIN (Società Italiana di Neurologia). Per Vidale, la sfida moderna si riassume in una parola: complessità. Questa complessità comprende la multidisciplinarietà, l’unico strumento per farsi carico della persona nella sua interezza. Il peso dell’isolamento perchè il disagio attuale è figlio di una società in continua evoluzione e degli strascichi della pandemia, che ha reciso le relazioni umane fondamentali. La longevità è l’obiettivo non è solo vivere più a lungo, ma garantire qualità della vita anche nelle fasce d’età più avanzate.
«La salute mentale coincide con la salute del cervello, e la salute del cervello è una salute globale della società», ha sottolineato Vidale. Il concetto cardine è quello di “One Brain, One Health”: una visione integrata dove la prevenzione diventa l’unico strumento per sostenere i costi, non solo economici ma umani, del disagio psichico.
Il nodo della prevenzione
In conclusione, il panel ha ribadito che la prevenzione non è un concetto astratto, ma un’azione che si può fare in molti modi: monitorando l’abbandono scolastico, ridando valore ai legami sociali e smettendo di trattare il disturbo psichiatrico come una questione puramente medica. La sfida per la Lombardia e per il territorio varesino resta quella di creare una rete capace di intercettare il malessere prima che diventi emergenza.
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