Morto all’estero Oussama Khachia, il marocchino espulso

Il giovane saldatore di 31 anni era stato espulso perché sul web aveva sostenuto le tesi dell'Isis. L'annuncio arriva dalla famiglia, a Brunello, e dalla moschea di Varese

oussama abu mossab

Aveva espresso giudizi positivi sull’Isis e lo stato italiano lo aveva espulso. Oussama Khachia, 31 anni, il giovane di Brunello allontanato un anno fa dall’Italia è morto, in circostanze da chiarire, all’estero. La notizia è stata comunicata lunedì mattina in moschea, a Varese. I responsabili della comunità ne sono stati informati in serata e i familiari non smentiscono. Secondo quanto risulta a una prima sommaria ricognizione della polizia, il ragazzo sarebbe deceduto ieri: così risulterebbe da una comunicazione che il padre ha fatto ad alcuni amici musulmani nella moschea di Varese.

La famiglia ha espresso dolore, e nel contempo alcuni familiari hanno confermato il decesso su facebook. La sorella, Amina Khachia, ad alcuni conoscenti che le chiedevano notizie, ha risposto: “Grazie per l’interesse, ma non sei famigliare per essere informata di come è morto. E comunque se sei venuta a saperlo non è un segreto”. Messaggi dello stesso tenore sono stati postati nei social media da altri amici e familiari. In un altro post Amina afferma che la famiglia sta ricevendo persone per le condoglianze.

Abbiamo chiesto conferma in serata a un fratello di Oussama della notizia, ma ha preferito non aggiungere altro. Tuttavia in altri post su facebook persone legate al giovane di Brunello pregano per lui e postano versetti del Corano.

Che cosa sia accaduto a Oussama Khachia al momento è prematuro dirlo. La Polizia di Varese dovrebbe in giornata avere maggiori notizie tramite il ministero dell’interno. La storia del giovane saldatore che lavorava alla Petrelli di Castronno è però tragica. Il ragazzo è stato espulso a gennaio del 2015 dal ministro Alfano perché le sue analisi su twitter e sul web erano apertamente favorevoli allo stato islamico. Anche se si trattava solo di opinioni, il ministero ne aveva deciso l’allontanamento dall’Italia. Tornato in Marocco, il giovane si era poi recato in Svizzera, dove vive la moglie. I giornali elvetici hanno dato notizia qualche settimana fa della sua espulsione anche dal territorio svizzero.

A Varese Oussama era parte lesa in un processo, perché era stato aggredito con una coltellata alla coscia da un uomo durante un diverbio in strada. Dopo l’espulsione era tornato nella casa dei nonni, in Marocco, e aveva accettato di spiegare le sue ragioni in questa intervista. Di recente aveva accettato un’intervista con Servizio Pubblico. La trasmissione della Rsi Falò gli aveva dedicato uno speciale (L’intervista).

aggiornamento: 

La morte di Oussama viene confermata ufficialmente dalla famiglia. “Abbiamo ricevuto una telefonata da un amico che ci ha informato – spiegano i parenti, raggiunti questa mattina nella loro abitazione di Brunello – ma non sappiamo nulla. Non abbiamo neanche una tomba in cui piangere, ci sentiamo avviliti e distrutti. Oussama ha subìto una grave ingiustizia con l’espulsione e ora abbiamo perso un figlio e un fratello. Era un ragazzo d’oro – affermano la madre e la sorella – chiediamo a tutti di rispettare il nostro dolore”.

Roberto Rotondo
roberto.rotondo@varesenews.it
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Pubblicato il 21 Dicembre 2015
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