Lidia Macchi, l’ora della sentenza

Attese le repliche di accusa, parte civile e difesa. Poi il verdetto dopo la camera di consiglio

Paola Bettoni, madre Lidia Macchi

Sarà il giorno della verità, almeno quella processuale, per l’omicidio Lidia Macchi per il quale è imputato Stefano Binda il cinquantenne di Brebbia in carcere dal 2016 con l’accusa di essere l’omicida della ragazza che 31 anni fa venne uccisa e il cui corpo fu rinvenuto al Sass Pinin, a Cittiglio.
Da allora si sta aspettando la verità (nella foto, la madre della vittima).

Le indagini subirono delle battute d’arresto, fino alla “svolta” rappresentata dal riconoscimento da parte di una testimone della scrittura dell’imputato, che la donna riconobbe come la stessa presente sulla lettera “In morte di un’amica” inviata da un anonimo alla famiglia il giorno dei funerali, e che l’accusa ritiene essere uno degli indizi più significativi.

Indizio, perché di processo indiziario si parla, come per l’altro punto particolarmente dibattuto e legato alla presenza o meno dell’imputato in una gita in montagna. Secondo l’accusa i testimoni non sono attendibili, per la difesa c’è chi si ricorda la presenza di Binda a Pragelato.

Le udienze che hanno portato alla vigilia della sentenza sono state diverse e di fornite alla corte d’Assise hanno sfilato decine di testimoni e periti per quello che è definito unanimemente il cold case per eccezione.

Dopo la requisitoria della Pg Gemma Gualdi, una decina di giorni fa, che chiese l’ergastolo è seguita la discussione dell’avvocato della parte civile, Daniele Pizzi, che propose un movente diverso da quello dell’accusa: non un semplice innamoramento, ma una violenza sessuale sotto la minaccia di un coltello.

Quattro giorni fa la parola passò alla difesa che chiese il proscioglimento: «A carico dell’imputato non c’è una sola prova», hanno pronunciato i legali Patrizia Esposito e Sergio Martelli.
Ora la palla passa alla Corte, composta dal presidente Orazio Muscato, un giudice a latere – Cristina Marzagalli e i giudici popolari a cui le parti so sono rivolte durante i loro ragionamenti giuridici.

Se non vi saranno repliche la Corte si chiuderà in camera di consiglio per emettere il dispositivo, altrimenti prima di questo passaggio si dovranno attendere le repliche.
L’udienza è fissata per domattina alle 9.30.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 aprile 2018
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