L'incontro
Referendum costituzionale sulla magistratura: incontro pubblico a Cuveglio
Interverranno l’avvocato Corrado Viazzo, penalista, e l’avvocato Giacomo Iametti, vicepresidente della Provincia di Varese
Un momento di approfondimento e confronto in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026. L’associazione Age Cuveglio ODV promuove per mercoledì 25 febbraio 2026 alle ore 20.30, nella Sala Polivalente di Cuveglio, una serata dedicata alla comprensione della riforma della giustizia e dei contenuti oggetto del quesito referendario.
L’incontro, a ingresso libero, vuole offrire spunti di riflessione e strumenti utili per orientarsi su un tema complesso e centrale nel dibattito pubblico. Interverranno l’avvocato Corrado Viazzo, penalista, e l’avvocato Giacomo Iametti, vicepresidente della Provincia di Varese.
Al centro della discussione ci saranno i punti chiave della cosiddetta riforma Nordio, dal nome dell’attuale ministro della Giustizia
La serata si propone dunque come un’occasione per comprendere contenuti, finalità e possibili effetti della riforma, in un confronto aperto alla cittadinanza. Per informazioni è possibile scrivere ad agecuveglio@age.it.
COSA PREVEDE LA RIFORMA COSTITUZIONALE OGGETTO DI REFERENDUM
La riforma introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, prevedendo percorsi formativi distinti, ruoli diversi e organi di autogoverno autonomi, superando così il modello dell’unico Consiglio superiore della magistratura.
Vengono infatti istituiti due Csm, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, con l’obiettivo di rafforzare la distinzione tra chi accusa e chi giudica. Cambiano anche le modalità di composizione di questi organi, poiché una parte dei componenti sarà selezionata tramite sorteggio e non soltanto attraverso elezione, nel tentativo di ridurre il peso delle correnti e della politicizzazione interna.
Inoltre le competenze disciplinari, finora attribuite al Csm, saranno trasferite a una nuova Alta Corte disciplinare, chiamata a valutare eventuali illeciti dei magistrati, separando così in modo più netto le funzioni di autogoverno da quelle sanzionatorie.

