Varese

A Varese il film documentario “Kurdbûn – Essere curdo” con l’intervento del regista Fariborz Kamkari

Il film racconta l’identità curda contemporanea, collegando l’esperienza dei Curdi che vivono come minoranze perseguitate in Medio Oriente con quella dei Curdi integrati in Europa

21 Marzo 2026

L’associazione Le Vie dei Venti propone un frammento vivente di epica contemporanea: uno spaccato dell’identità curda di oggi.

Tra il 2016 ed il 2017, la giornalista curda Berfin Kar e il suo cameraman, in missione a Cizre nel sud-est della Turchia per un reportage di routine, sono rimasti intrappolati in un assedio non annunciato della città. Si sono ritrovati testimoni per 79 giorni dell’invasione dei carri armati dell’esercito turco, dei bombardamenti sistematici, dello sterminio di civili, della resistenza e della disperazione degli abitanti di Cizre, e della loro creatività nell’inventare forme di sopravvivenza e resilienza quotidiana.

Il film racconta l’identità curda contemporanea, collegando l’esperienza dei Curdi che vivono come minoranze perseguitate in Medio Oriente con quella dei Curdi integrati in Europa. Il popolo curdo, il più grande al mondo senza uno Stato, è diviso tra quattro paesi e spesso perseguitato per motivi etnici o religiosi. Quattro artisti curdi — un regista, un produttore, un montatore e una musicista — collaborano per completare un documentario basato sui reportage di Berfin Kar.

Il regista curdo iraniano Fariborz Kamkari interverrà in videocollegamento. Regista anche de “I fiori di Kirkuk” (2010) e “Pizza e datteri” (2015) e autore del libro Ritorno in Iran (La nave di Teseo, 2022), Kamkari è stato lui stesso «un bambino di guerra»: “Io avevo 8 anni e con la mia famiglia ho vissuto in un sotterraneo senza acqua e cibo per l’intera durata della guerra. Nel viso dei bambini terrorizzati di Cizre ho visto me stesso, nel pianto dei padri sui cadaveri dei figli adolescenti uccisi dai cecchini ho rivissuto il pianto di mio padre e nei volti orgogliosi delle donne di Cizre, che sono state la spina dorsale della resistenza, ho ritrovato il viso di mia madre che era pronta a morire, ma non ad accettare l’ingiustizia. Questa è l’esperienza comune di ogni Kurdo delle quattro zone del Kurdistan. Le immagini entrano nell’intimità – quotidiana e della memoria – dei personaggi e garantiscono allo spettatore l’autenticità assoluta della testimonianza e del racconto.” – Fariborz Kamhari.

12 Marzo 2026

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